Rosso di Montepulciano Doc

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La Doc Rosso di Montepulciano deve essere ottenuta dai vigneti aventi, nell'ambito aziendale, la seguente composizione ampelografica:
Sangiovese (denominato a Montepulciano Prugnolo gentile): minimo 70%.
Sono esclusi i vitigni aromatici ad eccezione della Malvasia Bianca Lunga.
La zona di produzione delle uve ricade nel territorio amministrativo del Comune di Montepulciano, in Provincia di Siena, nella Regione Toscana. E’ esclusa la fascia pianeggiante della Valdichiana.

COMUNICAZIONE DELL’APPROVAZIONE DI UNA MODIFICA ORDINARIA

«ROSSO DI MONTEPULCIANO»

Numero di riferimento: PDO-IT-A1458-AM02

Data della comunicazione: 21.4.2020

DESCRIZIONE E MOTIVI DELLA MODIFICA APPROVATA

1.   Rosso di Montepulciano - Etichettatura

È previsto l’inserimento dell’obbligo di riportare in etichetta il termine geografico più ampio «Toscana» in aggiunta alla denominazione di origine protetta «Rosso di Montepulciano».

La modifica consente di fornire una informazione precisa sulla provenienza geografica dei vini.

La modifica riguarda il documento unico alla sez. 9 ed il disciplinare all’articolo 7.

DOCUMENTO UNICO

1.   Nome del prodotto

Rosso di Montepulciano

2.   Tipo di indicazione geografica:

DOP - Denominazione di origine protetta

3.   Categorie di prodotti vitivinicoli

1.

Vino

4.   Descrizione dei vini:

Rosso di Montepulciano

Colore: rosso rubino

Odore: intensamente vinoso

Sapore: asciutto, persistente, leggermente tannico

Titolo alcolometrico volumico totale minimo (% vol) 11,50;

Estratto non riduttore minimo (g/l): 21,00.

Gli altri parametri analitici, che non figurano nella sottostante griglia, rispettano i limiti previsti dalla normativa nazionale e dell’Unione europea.

Caratteristiche analitiche generali

Titolo alcolometrico totale massimo (in % vol):

 

Titolo alcolometrico effettivo minimo (in % vol):

 

Acidità totale minima:

4,5 in grammi per litro espresso in acido tartarico

Acidità volatile massima (in milliequivalenti per litro):

20

Tenore massimo di anidride solforosa totale (in milligrammi per litro):

 

5.   Pratiche di vinificazione

a.   Pratiche enologiche specifiche

Rosso di Montepulciano

Pratica enologica specifica

Il vino a denominazione di origine controllata «Rosso di Montepulciano» non può essere immesso al consumo prima del primo marzo dell’annata successiva a quella di produzione delle uve.

b.   Rese massime:

Rosso di Montepulciano

10 000 chilogrammi di uve per ettaro

Rosso di Montepulciano

70 ettolitri per ettaro

6.   Zona geografica delimitata

La zona di produzione delle uve ricade nel territorio amministrativo del Comune di Montepulciano, in Provincia di Siena, nella Regione Toscana.

È esclusa la fascia pianeggiante della Valdichiana.

7.   Varietà principale/i di uve da vino

Sangiovese N. - Sangioveto

8.   Descrizione del legame/dei legami

«Rosso di Montepulciano»

Il territorio di produzione è costituito in larga misura da sabbie plioceniche, dal punto di vista meteorologico la zona è caratterizzata da un clima mediterraneo che favorisce l’evoluzione qualitativa aromatica e fenolica delle uve. La base ampelografica dei vigneti è il Sangiovese, in particolare il biotipo locale chiamato Prugnolo gentile, allevato con la tipica forma della controspalliera. La secolare storia del vino di Montepulciano dall’epoca etrusca ai giorni nostri, è alla base del fattore umano di esperienze e cutura che nel tempo, in interazione con l’ambiente, hanno individuato, sviluppato e selezionato le pratiche più consone per la produzione enologica di qualità.

9.   Ulteriori Condizioni Essenziali (Confezionamento, Etichettatura, Altri Requisiti)

Rosso di Montepulciano – Etichettatura

Quadro di riferimento giuridico:

Nella legislazione unionale

Tipo di condizione supplementare:

Disposizioni supplementari in materia di etichettatura

Descrizione della condizione:

È previsto l’inserimento dell’obbligo in etichetta del termine geografico più ampio «Toscana», in aggiunta alla denominazione di origine protetta «Rosso di Montepulciano» al fine di informare i consumatori sulla precisa provenienza geografica dei vini.

Link al disciplinare del prodotto

https://www.politicheagricole.it/flex/cm/pages/ServeBLOB.php/L/IT/IDPagina/15315

Il comprensorio del vino “Rosso di Montepulciano” ricade interamente nel Comune di
Montepulciano, in provincia di Siena. Ad eccezione della zona di fondovalle nella Valdichiana,
esclusa dalla zona di produzione, tutto il territorio è compreso nell’area collinare di produzione che passa da 250 a 600 metri di altitudine e ricalca i limiti di produzione della DOCG Vino Nobile di Montepulciano.
Il substrato geologico è piuttosto uniforme e nettamente caratterizzato rispetto ad altri comprensori viticoli vicini. E’ costituito in larga misura da sedimenti marini pliocenici, dove predominano le sabbie soprattutto nelle zone a maggiore altitudine. Altri suoli, in particolare nei versanti che scendono verso la Valdichiana, si sviluppano su sedimenti continentali del Pleistocene antico.
La litologia del territorio è quindi caratterizzata da sabbie e argille marine, con presenza di
conglomerati nella parte ad est del territorio. Le sabbie sono caratteristiche di Montepulciano e in
Toscana si ritrovano così diffuse solo a San Gimignano, mentre sono pressoché assenti sia a
Montalcino che nel Chianti Classico.
In sintesi, complessivamente si distinguono 4 tipologie di suolo: quelli evoluti sul pliocene marino
sabbioso (serie pedologica cosiddetta Cusona, Strada e San Gimignano) o limo-argilloso (serie
Quercia e Monte, quest’ultima poco produttiva ed a maturazione precoce) con disponibilità idriche
crescenti, e quelli su pleistocene da paleosuoli o suoli recenti (serie Poggio Golo, Nottola e Valiano, che favorisce una maggiore produttività delle piante).
Per caratteristiche chimiche i suoli del Pliocene sabbioso presentano bassa capacità di scambio
cationico e conducibilità, con valori medi di calcare; sul pliocene limo-argilloso e argilloso si
rilevano valori più elevati di calcare e di conducibilità; i suoli evoluti su sedimenti del pleistocene
sono simili tra loro per capacità di scambio cationico, in genere elevata, e si differenziano per il
contenuto in calcare totale ed attivo, maggiore nei suoli recenti.
Dal punto di vista meteorologico la zona è caratterizzata da un clima mediterraneo. Le temperature più elevate si rilevano in luglio e agosto, mentre nel periodo seguente si registrano valori più bassi, che favoriscono l’evoluzione qualitativa aromatica e fenolica delle uve. L’indice Winkler è mediamente pari a 1900°, con livelli inferiori alla maggiore altitudine dove si attesta a 1750°.
Le piogge medie rilevate da stazioni meteorologiche presenti sul territorio, su base pluriennale,
sono pari a 690 mm in gran parte del territorio, e solo nella zona sud arrivano a 740 mm. La
massima intensità piovosa si registra in ottobre e novembre, mentre l’estate è tendenzialmente
asciutta.


2. Fattori umani rilevanti per il legame
Le radici della viticoltura e dell’enologia sono parte integrante del territorio, della cultura, della
storia, dell’economia e delle tradizioni locali di Montepulciano.
Assieme al Vino Nobile, e storicamente ancora prima di esso, il comprensorio era ben noto per la
produzione di un vino giovane da pasto, non sottoposto a lunga maturazione, come riportato in
diversi documenti antecedenti al 1787, data della prima citazione del Vino Nobile.
Sante Lancerio, storico e soprattutto bottigliere del Papa Paolo III, riporta nei suoi resoconti al
seguito del Papa dettagliate descrizioni dei vini ed in proposito scrive “Il Vino di Montepulciano è
perfettissimo tanto il verno quanto la state, et meglio è il rosso la state, io ne son certo.”
Il vino di Montepulciano ha assunto fama internazionale fino dal 1600, quando fu celebrato da
Francesco Redi come “Re di ogni vino”, e nel corso dei secoli la viticoltura ha poi sempre
mantenuto il ruolo di coltura principale con una importante funzione di presidio, difesa e
valorizzazione del territorio, anche sotto l’aspetto paesaggistico.
Nel corso del secolo scorso la produzione di vini rossi si è orientata verso vie diverse e complementari, in grado di esaltare le potenzialità del territorio sia con la produzione di un vino a
lunga maturazione in legno, ricco di alcol e struttura, sia con l’ottenimento di un vino più giovane, fruttato e leggero, in grado di preservare l’integrità dei profumi primari e rappresentato dal “Rosso di Montepulciano”, la cui produzione non è in contrasto con il “Vino Nobile” ma anzi completa assieme al Vinsanto le tipicità storiche del territorio.

Il vino Rosso di Montepulciano ha ottenuto la Denominazione di Origine Controllata con D.P.R. 21
dicembre 1988 e di anno in anno ha visto incrementare la superficie iscritta all’Albo e la
produzione, attestata nelle ultime annate attorno a 18.000 hl.
Complessivamente l’incidenza dei fattori umani è da riferirsi all’individuazione ed affinamento nel
tempo dei seguenti aspetti tecnico-produttivi, che costituiscono parte integrante del Disciplinare di produzione.


- base ampelografica dei vigneti: il Sangiovese, in particolare il biotipo locale chiamato Prugnolo gentile, costituisce la base ampelografica del vino Rosso di Montepulciano. Il vitigno è coltivato da lungo tempo a Montepulciano e molti sono in proposito i riferimenti storico-bibliografici, tra questi risultano fondamentali quelli di Villifranchi (1773) e Cinelli (1873).
Tra i vitigni complementari si sono nel tempo individuate diverse varietà ad uva nera, sia del
germoplasma autoctono (Canaiolo nero in particolare) che internazionale, in grado di esaltare le
potenzialità del territorio e del vitigno base. E’ permesso anche l’impiego di una piccola percentuale di uve a bacca bianca, come tradizione negli uvaggi toscani.

le forme di allevamento, i sesti d’impianto e i sistemi di potatura: le forme di allevamento tipiche,
affermatesi nel tempo, sono tali da permettere una razionale disposizione delle piante sulla
superficie, in modo da agevolare le operazioni colturali e contenere le rese entro i limiti produttivi
previsti dal Disciplinare. Sono rappresentate da controspalliere con sistemi di potatura corta
(cordone speronato), lunga (capovolto) o mista (Guyot).
I sesti d’impianto sono evoluti verso densità medio-alte, in genere con un minimo di 4.000
piante/ha ben oltre i limiti minimi previsti dal disciplinare.

- le pratiche relative all’elaborazione dei vini: sono quelle consolidate in zona per la vinificazione di uve nere destinate alla produzione di vini rossi tranquilli, pronti per il consumo anche dopo pochi mesi dalla vendemmia e adatti ad una buona tenuta nel tempo, senza necessità di eccessive gradazioni alcoliche o di lunga maturazione in legno.


B) Informazioni sulla qualità o sulle caratteristiche del prodotto essenzialmente o
esclusivamente attribuibili all’ambiente geografico
La DOC Rosso di Montepulciano è riferita a una tipologia di vino rosso che dal punto di vista
analitico e soprattutto organolettico presenta caratteristiche peculiari della zona di produzione, come riportato all’art. 6 del Disciplinare, che ne permettono una chiara individuazione e tipicizzazione.
In particolare i vini si presentano di colore rosso rubino intenso, evidenziano un profumo intenso
con caratteristiche note primarie fruttate e floreali; al gusto sono mediamente strutturati, equilibrati ed eleganti.


C) Descrizione dell’interazione causale fra gli elementi di cui alla lettera A) e quelli di cui alla lettera B)
L’interazione tra i diversi fattori naturali ed umani ha permesso in primo luogo di conservare la
connotazione viticola al territorio di Montepulciano, che nel tempo non ha subito l’urbanizzazione
che ha caratterizzato diverse altre aree.
Il ruolo esercitato dall’ambiente di coltivazione sulle caratteristiche qualitative del vino è dimostrato dagli studi sul territorio e dalle indagini di zonazione svolte fino dal 1989 (Campostrini e Costantini, 1996), le quali hanno evidenziato come i suoli presenti nel territorio di produzione del vino Rosso di Montepulciano conferiscono in particolare al Sangiovese note sensoriali
caratteristiche di amarena e viola.
Pur in presenza di diverse tipologie di suolo, la produttività e la qualità dell’uva nelle diverse
situazioni viene modulata attraverso opportuni interventi antropici di tecnica colturale e di gestione del suolo, che vanno dalle lavorazioni meccaniche nei suoli meno fertili fino all’inerbimento in quelli che imprimono maggiore produttività. Tali interventi, sulla base di esperienze pluriennali, vengono eseguiti in modo da ricondurre la qualità delle uve vendemmiate a parametri uniformi ed idonei di maturazione.
L’orografia collinare e l’esposizione dei vigneti contribuiscono a determinare un mesoclima
particolarmente favorevole alla coltivazione della vite.
Le piogge invernali e primaverili favoriscono il formarsi di una buona riserva idrica nei campi,
mentre successivamente le scarse piogge estive (media del mese di luglio inferiore a 30 mm)
determinano in genere una moderata carenza di acqua, la quale favorisce la fase di maturazione a discapito dell’accrescimento vegetativo delle piante.
L’elevata insolazione ed il livello termico raggiunto in luglio ed agosto favoriscono una regolare
invaiatura dell’uva ed una predisposizione ottimale alla maturazione, mentre in settembre ed inizio ottobre l’elevata escursione termica tra giorno e notte, in particolare alle quote maggiori, favorisce la complessità aromatica e fenolica delle uve.
La secolare storia del vino di Montepulciano dall’epoca etrusca ai giorni nostri, attestata da
numerosi documenti bibliografici e reperti archeologici, è alla base del fattore umano di esperienze e coltura che nel tempo, in interazione con l’ambiente, hanno individuato, sviluppato e selezionato le pratiche più consone per la produzione enologica di qualità, sia per ottenere vini dal lungo invecchiamento, sia per la produzione di vini più giovani e fruttati.
Fino dalle origini remotissime Montepulciano fonde con il vino la sua storia, come testimonia una
kylix (tazza da vino) rinvenuta nel 1868 in una tomba etrusca nei pressi della città.
Il documento più antico riferibile al vino di Montepulciano è del 789: il chierico Arnipert offre alla
chiesa di San Silvestro sull'Amiata un pezzo di terra coltivata a vigna posta nel castello di Policiano.
In seguito il Ripetti nel suo "Dizionario storico e geografico della Toscana" cita un documento che
risale al 1350, nel quale si stabiliscono le clausole per il commercio e l'esportazione del vino di
Montepulciano.
Passando al XVII secolo, ricordiamo come Francesco Redi, insigne come medico, naturalista e
poeta, esaltasse nel suo ditirambo "Bacco in Toscana" del 1685, con tanta efficacia il vino. Il Redi
immagina che Bacco e Arianna elogino i migliori vini della Toscana: “Bella Arianna con bianca
mano versa la manna di Montepulciano…”, e conclude “Montepulciano d'ogni vino è Re!”. Il
poemetto ebbe un grande successo ed arrivò, di corte in corte, nelle mani di Guglielmo III re
d'Inghilterra. Forse è proprio al Redi e alla celebrità che procurò ai vini toscani con il suo scritto che si deve la predilezione del re Guglielmo per questi vini. Ne è testimonianza il viaggio compiuto nel 1669 da una delegazione inglese nel Granducato di Toscana per procurare alla corte inglese il Moscadello di Montalcino ed il vino di Montepulciano.
Alla fine del XIX secolo è sentita l’esigenza dei istruire le maestranze per la gestione dei vigneti e
delle cantine: nel 1882 viene istituita una Scuola pratica di Agricoltura e tuttora al confine con il
vicino comune di Cortona è attivo un Istituto Tecnico Agrario.
La storia più recente del vino Rosso di Montepulciano è contraddistinta da un’evoluzione, in linea
con i più moderni orientamenti produttivi, delle tecniche di gestione dei vigneti e della vinificazione. Le densità d’impianto sono quindi andate ad aumentare, in modo da ridurre la
produzione unitaria di uva per pianta, e le forme di allevamento e potatura sono state orientate verso sistemi che favoriscono l’ottimale sviluppo vegeto-produttivo e un idoneo stato sanitario dell’uva.
Allo stesso tempo, in cantina si sono ottimizzate le fermentazioni, non eccessivamente lunghe, il
periodo di maturazione e l’impiego dei diversi contenitori, allo scopo di ottenere un vino da pasto
dotato di media struttura, non eccessivamente alcolico e ricco di aromi primari. 

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