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Aglianico del Vulture Superiore Docg

Pubblicato da disciplinare

I vini della Docg Aglianico del Vulture Superiore devono essere ottenuti dalle uve provenienti dal vitigno Aglianico del Vulture N. e/o Aglianico N.
La zona di produzione della Docg Aglianico del Vulture Superiore comprende l'intero territorio dei comuni di Rionero in Vulture, Barile, Rapolla, Ripacandida, Ginestra, Maschito, Forenza, Acerenza, Melfi, Atella, Venosa, Lavello, Palazzo San Gervasio, Banzi, Genzano di Lucania, escluse le tre isole amministrative di Sant'Ilario, Riparossa e Macchia del comune di Atella (Provincia di Potenza)

La zona geografica delimitata ricade nella parte nord della Regione Basilicata, in Provincia di
Potenza e comprende un territorio di alta e media collina, situato sulle pendici del Monte Vulture,
vulcano spento, ma attivo fino al Pleistocene superiore, che ha la sua vetta maggiore a 1.327 mt
s.l.m. e che degrada progressivamente verso ovest lungo il fiume Ofanto e verso Est verso la piana della Puglia. Originando altresì rilievi difformi e diffusi sull’intero territorio in esame. Questo per un’azione eruttiva originatasi a partire da circa 800.000 anni fa e che ha comportato sbarramenti di fiumi, creazione di laghi poi prosciugatisi, alternati a depositi dovuti a scorrimenti lavici e/o depositi piroclastici, determinando così un’alternanza di sottosuoli di diversa origine quali tufi vulcanici e tufi di deposito arenario.
Tufi che, nel caso della vite soprattutto, svolgono un’importante azione di riserva idrica nei siccitosi mesi estivi.
L’origine vulcanica e arenaria determinano la presenza di suoli diversi che vanno dal tipo sabbioso, sabbioso pozzolanico al limoso-argilloso, tutti caratterizzati da evidente presenza di abbondanti formazioni colloidali sicuro presupposto di fertilità.
L’altitudine dei terreni coltivati a vite è compresa tra i 200 e i 700 m s.l.m. con pendenza variabile e l’esposizione generale è orientata verso est e sud-est.
Il clima dell’area è decisamente arido nei mesi di luglio ed agosto, temperato nei mesi di giugno e
settembre, subumido e/o umido nei mesi di ottobre e novembre periodo, nel quale viene di norma vendemmiata la vite Aglianico del Vulture.
Le precipitazioni annue variano da un minimo di 650 mm ad un massimo di 1.300 mm, la media
annua risulta essere di 650-750 mm. concentrati prevalentemente nel periodo autunno vernino.
Frequenti le gelate nel periodo primaverile che di norma non intaccano l’attività vegetativa
dell’Aglianico del Vulture per il suo naturale ritardo nel germogliamento.
Molto significativa è la condizione termica estiva caratterizzata da temperature medie di 25 °C, ma con punte di 35 gradi per effetto di venti africani che producono un forte effetto disidratante sugli apparati fogliari. La presenza del massiccio vulcanico, determina condizioni di ventilazione
importanti per effetto di correnti d’aria provenienti dalle coste orientali ed occidentali e per
fenomeni di brezza. Ciò permette un abbassamento sensibile delle temperature durante il periodo
estivo con importanti riflessi sulla condizione vegetativa delle piante e la produzione fenolica sulle
bucce.


2) Fattori umani rilevanti per il legame
Di fondamentale rilievo sono i fattori umani legati al territorio di produzione, che per consolidata
tradizione hanno contribuito ad ottenere il vino “Aglianico del Vulture Superiore”.
La coltivazione della vite nell’area del Vulture viene già descritta da autorevoli autori latini: Plinio,
Strabone, Virgilio, Marziale che testimoniano la presenza di una viticoltura evoluta nella zona fin
dal VII secolo a.C.. Il poeta Orazio, nato a Venosa, città del Vulture, celebra nelle sue Odi le qualità del vino prodotto nella sua terra.
L’intero territorio del Vulture presenta reperti archeologici che documentano la produzione diffusa
del vino, quale prodotto inteso come alimento, ma anche strumento di convivialità e di autorevole testimonianza di valore intrinseco tanto da essere oggetto di dono per divinità e personalità qualificate.
Nel corso dei secoli la coltivazione della vite, nell’area, è stata fortemente condizionata dalla
polverizzazione fondiaria (anche ad oggi inferiore all’ettaro) ed alla struttura sociale della famiglia
contadina. Questa viveva prevalentemente di auto sostentamento e, quindi, era fortemente sentito il legame con la terra e la vite in particolare che rappresentava l’unica forma di sostentamento. La necessità di produrre un’uva di ottima qualità si sposava perfettamente con un territorio difficile orograficamente e che richiedeva abbondante manodopera, ma che ha caratterizzato anche una notevole tradizione viticola che, nel tempo, è divenuta un vero e proprio “marchio d’area’. La tradizione della vigna che diventa un vero e proprio “giardino” fa sì che il paesaggio venga fortemente caratterizzato da vigneti ordinati e ben tenuti e coltivati, ma anche l’uva si avvantaggia di pratiche colturali che consentono la migliore esposizione e la migliore maturazione dei tannini, molto abbondanti nell’Aglianico. D’altro canto solo una meticolosa preparazione dei vigneti consente all’uva di poter resistere al lungo ciclo vegetativo che si conclude con la piena  maturazione in un periodo (ottobre-novembre) quando la piovosità è già alta, l’umidità diventa fattore di rischio sanitario e la neve può rendere difficile la raccolta. 
L’incidenza dei fattori umani, nel corso della storia, è in particolare riferita alla puntuale definizione dei seguenti aspetti tecnico produttivi che costituiscono parte integrante del vigente disciplinare di produzione:

base ampelografica dei vigneti: i vitigni idonei alla produzione del vino in questione sono
l’Aglianico del Vulture N. e/o l’Aglianico Nero tradizionalmente coltivati nell’area di produzione.
le forme di allevamento, i sesti d’impianto e i sistemi di potatura che, anche per i nuovi impianti,
sono quelli tradizionali e tali da perseguire la migliore e razionale disposizione sulla superficie delle viti, sia per agevolare l’esecuzione delle operazioni colturali, sia per consentire la razionale gestione della chioma, permettendo di ottenere una adeguata superficie fogliare ben esposta e di contenere le rese di produzione di vino entro i limiti fissati dal disciplinare (8 tonn.te/ha). In particolare, in passato era prevalente l’alberello con uno, due o tre speroni. L’esigenza della meccanizzazione ha spinto i viticoltori a trasformare l’alberello in spalliera, fermo restando la coesistenza di entrambe le forme sul territorio. Il bisogno di contenere una produzione media per ceppo, comporta un limite minimo di 3.350 piante per ettaro e l’esigenza di una migliore e più costante qualità nel tempo impone l’utilizzo delle uve quando il vigneto è in una produzione a regime e, quindi, a partire dal quinto anno dall’impianto.
- le pratiche relative all’elaborazione dei vini sono quelle tradizionalmente consolidate in zona per la vinificazione in rosso di vini tranquilli, ma strutturati, la cui elaborazione comporta determinati
periodi di invecchiamento in contenitori di legno ed affinamento in bottiglia obbligatori.


B) Informazioni sulla qualità o sulle caratteristiche del prodotto essenzialmente o esclusivamente attribuibili all'ambiente geografico.
La DOCG “Aglianico del Vulture Superiore” è riferita a 2 tipologie di vino rosso (“Superiore” e
“Superiore Riserva”) che dal punto di vista analitico ed organolettico presentano caratteristiche
molto evidenti e peculiari, descritte all’articolo 6 del disciplinare, che ne permettono una chiara
individuazione e tipicizzazione legata all’ambiente geografico.
In particolare tutti i vini presentano una buona acidità, il colore è rosso rubino intenso che sfuma
verso il rosso granato con riflessi aranciati nei vini più invecchiati. In tutte le tipologie si
riscontrano aromi prevalentemente fruttati (bacche e drupe), ma anche floreali tipici delle cultivar
dei vitigni di base, che nei vini più invecchiati sfumano a favore di quelli speziati o fenolici associabili al legno.
Al sapore tutti i vini presentano un’acidità normale, un accenno di amaro ed una possibile residua
astringenza tipiche dei vitigni, ma, soprattutto, un’ottima struttura che contribuiscono al loro
equilibrio gustativo e ad evidenziare una grande longevità del prodotto.


C) Descrizione dell'interazione causale fra gli elementi di cui alla lettera A) e quelli di cui alla lettera B).
L’orografia collinare dell’areale di produzione e l’esposizione prevalente ad est sud est, ma
soprattutto la presenza del massiccio del Vulture, concorrono a determinare un ambiente
adeguatamente ventilato, luminoso e con un sottosuolo caratterizzato dalla presenza di tufo,
particolarmente vocato per la coltivazione dei vigneti di Aglianico e Aglianico del Vulture. Da tale
area sono peraltro esclusi i terreni ubicati a quote troppo basse o troppo alte non adatti ad una
viticoltura di qualità.
Anche la tessitura, la struttura chimico-fisica dei terreni, ma soprattutto la presenza del tufo che
svolge un’indispensabile azione di riserva idrica estiva, interagiscono in maniera determinante con la coltura della vite, contribuendo all’ottenimento delle peculiari caratteristiche fisico chimiche ed organolettiche dell’ “Aglianico del Vulture Superiore”.
In particolare, i terreni sia di origine vulcanica, sia quelli di origine arenaria con presenza più o
meno abbondante di scheletro, sono caratterizzati da strati attivi abbastanza profondi che
permettono risultati produttivi più che soddisfacenti. Sono infatti terre che, di norma, si rinvengono a quote superiori ai 200 m s.l.m., ma inferiori ai 700, purchè ben esposte per consentire una buona coltivazione dell’Aglianico. Quote superiori, ma fino a 800 m vengono per la maggior parte dei casi destinate ad altri vitigni quali la Malvasia Bianca di Basilicata.
Trattasi di terre che presentano un elevato contenuto in potassio e, più in generale, di elementi
nutritivi e che risultano idonee ad una vitivinicoltura di qualità, con basse rese produttive e capaci di conferire ai vini particolare vigore e complessità.
Anche il clima dell’areale di produzione, caratterizzato da precipitazioni abbondanti nel periodo
autunno-primaverile con scarse o addirittura nulle piogge estive (<100 mm), forte aridità nei mesi di luglio e agosto per i frequenti venti africani, ma soprattutto reso particolare dai sensibili salti termici (giorno/notte) estivi dovuti alle correnti d’aria richiamate dal massiccio del Vulture e alle brezze collinari, consente alle uve di maturare lentamente e completamente (sovente fino al mese di novembre), contribuendo in maniera significativa alle particolari caratteristiche organolettiche del vino "Aglianico del Vulture Superiore".
Indubbiamente molto del particolare “bouquet” del vino "Aglianico del Vulture" è dovuto a questa
maturazione prolungata in presenza di un clima che mette a dura prova la vitalità stessa della pianta (per eccessi climatici), ma che è significativamente caratterizzato da una frequente ed elevata escursione termica tra notte e giorno durante i mesi più caldi.
La millenaria storia vitivinicola riferita alla terra del “Vulture”, dalla Magna Grecia, al medioevo,
fino ai giorni nostri, attestata da numerosi documenti, è la generale e fondamentale prova della
stretta connessione ed interazione esistente tra i fattori umani e la qualità e le peculiari
caratteristiche del vino “Aglianico del Vulture Superiore”
Ovvero è la testimonianza di come l’intervento dell’uomo nel particolare territorio abbia, nel corso
dei secoli, tramandato le tradizionali tecniche di coltivazione della vite ed enologiche, le quali
nell’epoca moderna e contemporanea sono state migliorate ed affinate, grazie all’indiscusso
progresso scientifico e tecnologico, fino ad ottenere gli attuali rinomati vini.
In particolare la presenza della viticoltura nell’area del Vulture è attestata da numerosi reperti
archeologici come vasi, coppe, attingitoi ed una serie di utensili per la mescita del vino, decorati
con scene legate al mondo del mito greco ed in particolare a Dioniso, prodotti in loco o importati
dalla Grecia (fine IV e inizio III secolo), che documentano il panorama culturale in cui avvenne la
sintesi tra la tradizione greca e quella indigena appulo-lucana.
La regione del Vulture, per la sua vicinanza alla Campania, terra in cui la viticoltura etrusca e quella greca si erano spartite il territorio, al Sannio e alle colonie della Magna Grecia, fu il punto di incrocio di queste tradizioni vitivinicole.
In età romana la storia dell’area del Vulture, si identifica soprattutto con la storia di Venusia (oggi
Venosa), la colonia in cui nacque il poeta latino Orazio.
Reperti trovati nella pars rustica delle antiche ville romane scavate nel territorio tra Lavello e
Venosa, Melfi atella e Rapolla, utili a ricostruire la loro utilizzazione produttiva, le relazioni e i
rapporti di scambio tra l’agrum e Venosa suggeriscono l’esistenza di una pratica della viticoltura e
della vinificazione.
In epoca medievale si assiste ad una rinascita della viticoltura e della produzione vinicola. Ciò
determinò un incremento dell’estensione dei vigneti nei terreni di proprietà ecclesiastica, anche
nell’area del Vulture, collegata anche ai diversi impieghi cui il vino veniva destinato come le
celebrazioni delle messe e la medicina e l’alimentazione per le sue proprietà nutritive.
Tra il XI e il XIV secolo la pratica viticola incise notevolmente sulla formazione del paesaggio
agrario nelle campagne del Vulture.
Tra il XIII e XV secolo tutte le pendici del Vulture erano coltivate a vigneto tra Melfi, Rapolla e
Barile. Le vigne erano per lo più concentrate nei terreni attaccati alle mura delle città ed in quelli
più vicini.
Su vitigni e vini le fonti relative a quel periodo citano solo il “vino rosso di Melfi” (quello che
secondo Michele Carlucci doveva essere Aglianico).
Le cantine erano sovente sistemate nelle grotte che a Melfi se ne contavano a centinaia. Un
inventario eseguito nel 1589 ne registrava 110. 
A Melfi, a Rionero, a Barile, a Maschito e a Ripacandida le cantine erano tutte ricavate nelle grotte e negli ipogei naturali o scavati con modesti interventi.
Oggi tutte le più importati case vitivinicole sono dotate di cantine ottenute dalla rivisitazione di
quelle esistenti o ricostruite ex novo.
In tempi più recenti all’esposizione universale di Milano del 1906 parteciparono anche dieci
campioni di vini del Vulture, che furono apprezzati in quanto “ vini di corpo, fragranti, fini”.
Negli anni trenta la legge sui vini tipici italiani venne utilizzata da alcuni intermediari per
impiantare cantine ed imbottigliare il vino. Sorsero così cantine ed aziende, molte delle quali ancora oggi costituiscono l’asse portante della moderna vitivinicoltura lucana.
Con la pubblicazione a Parigi tra il 1901 e il 1910 del trattato di ampelografia (Ampélographie),
curato da Pierre Viala e Victor Vermorel, in collaborazione con una équipe internazionale di 70
ampelografi, l’Aglianico entra nell’olimpo dei vitigni più conosciuti a livello internazionale.
La DOC Aglianico del Vulture è stata riconosciuta con Decreto del Presidente della Repubblica del
18 febbraio 1971, dopo quasi quaranta anni il Decreto Ministeriale del 2 Agosto 2010 ha sancito il
riconoscimento della DOCG “Aglianico del Vulture Superiore”.

VITIGNI PRINCIPALI

AGLIANICO DEL VULTURE
AGLIANICO

 

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