Nocciola Romana Dop - Disciplinare di produzione
La Nocciola Romana designa i frutti riferibili alla specie Corylus avellana cultivar Tonda Gentile Romana, Nocchione e loro eventuali selezioni, che siano presenti almeno per l’80 % nell’azienda. Sono ammesse le cultivar Tonda di Giffoni, Barrettona e Mortarella nella misura massima del 20 %.
«Nocciola Romana»
N. UE: PDO-IT-0573-AM01 – 15 settembre 2020
DOP (X) IGP ( )
1. Denominazione (denominazioni)
«Nocciola Romana»
2. Stato membro o paese terzo
Italia
3. Descrizione del prodotto agricolo o alimentare
3.1. Tipo di prodotto
Classe 1.6. Ortofrutticoli e cereali, freschi o trasformati
3.2. Descrizione del prodotto a cui si applica la denominazione di cui al punto 1
La «Nocciola Romana» designa i frutti riferibili alla specie Corylus avellana cultivar «Tonda Gentile Romana», «Nocchione» e loro eventuali selezioni, che siano presenti almeno per l’80 % nell’azienda. Sono ammesse le cultivar «Tonda di Giffoni», «Barrettona» e «Mortarella» nella misura massima del 20 %.
La «Nocciola Romana» deve rispondere alle seguenti caratteristiche:
Tonda Gentile Romana: forma della nocciola in guscio: subsferoidale con apice leggermente a punta; dimensioni con calibri variabili da 14 a 25 mm; guscio di color nocciola, con tomentosità diffuse all’apice e numerose striature evidenti; seme di forma variabile subsferoidale, di colore simile a quello del guscio, per lo più ricoperto di fibre, superficie corrugata e solcature più o meno evidenti, dimensioni più disformi rispetto alla nocciola in guscio; perisperma non completamente distaccabile alla tostatura; tessitura compatta e croccante; sapore ed aroma finissimo e persistente.
Nocchione: forma della nocciola in guscio: sferoidale, subelissoidale; dimensioni comprese tra 14 e 25 mm; guscio spesso: di colore nocciola chiaro, striato, poco pubescente; seme: con fibre presenti; perisperma: mediamente staccabile alla torrefazione; sapore ed aroma: finissimo e persistente.
In entrambi i casi la resa alla sgusciatura è compresa tra il 28 e il 50 %.
La denominazione di origine protetta «Nocciola Romana» può presentarsi sotto le seguenti forme:
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nocciola intera in guscio |
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nocciola intera in guscio tostata |
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nocciola sgusciata |
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nocciola sgusciata tostata e/o pelata |
Le nocciole devono essere esenti da odore e sapore di olio rancido, di muffa e di erbaceo. Alla masticazione si devono presentare croccanti, ossia devono fratturarsi al primo morso senza cedevolezza, e devono avere tessitura compatta, senza vuoti interni. Queste caratteristiche devono essere possedute anche dalle nocciole conservate.
Fermo restando le caratteristiche merceologiche sopra descritte, possono essere utilizzate, esclusivamente per la trasformazione, e fregiarsi della DOP «Nocciola Romana», le nocciole con dimensioni diverse rispetto alle tipologie di frutti di cui sopra. Tali frutti non possono essere destinati al consumatore finale.
3.3. Mangimi (solo per i prodotti di origine animale) e materie prime (solo per i prodotti trasformati)
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3.4. Fasi specifiche della produzione che devono aver luogo nella zona geografica delimitata
Le operazioni di sgusciatura, cernita, calibratura, essiccazione devono avvenire nell’ambito della zona di produzione.
3.5. Norme specifiche in materia di affettatura, grattugiatura, confezionamento, ecc. del prodotto cui si riferisce la denominazione registrata
L’immissione al consumo della Nocciola Romana e il condizionamento del prodotto devono avvenire secondo le seguenti modalità:
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a) |
per il prodotto in guscio, anche tostato: in sacchi di tessuto o altro materiale o contenitore idoneo ad uso alimentare; |
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b) |
per il prodotto sgusciato anche tostato e/o pelato: in confezioni idonee ad uso alimentare. |
Solo nella fase di trasferimento diretto dal produttore agricolo o dal centro di raccolta di organismi cooperativi di produttori agricoli al primo acquirente detentore del centro di lavorazione e/o confezionamento, le nocciole designabili con la denominazione d’origine protetta «Nocciola Romana» possono essere commercializzate allo stato sfuso in idonei contenitori.
3.6. Norme specifiche in materia di etichettatura del prodotto cui si riferisce la denominazione registrata
Le confezioni, i contenitori e i sacchi dovranno essere sigillati in modo tale da impedire che il contenuto possa essere estratto senza la rottura del sigillo.
Su di essi dovranno essere indicate, in caratteri di stampa delle medesime dimensioni, le diciture «NOCCIOLA ROMANA» e «DENOMINAZIONE DI ORIGINE PROTETTA» o l’acronimo «DOP», oltre agli estremi necessari all’individuazione della Ragione Sociale e dell’indirizzo del confezionatore, dell’annata di produzione delle nocciole contenute, del peso lordo e netto all’origine e il logo. Non sarà consentito utilizzare qualsiasi altra denominazione ed aggettivazione aggiuntiva. Le nocciole destinate esclusivamente alla trasformazione possono essere vendute «alla rinfusa» in idonei contenitori. Possono altresì essere consegnate alla rinfusa direttamente su cassoni di mezzi di trasporto dedicati con l’assoluto divieto di presenza di altri frutti che non siano Nocciola Romana DOP, in questo caso i documenti di trasporto devono indicare la dicitura: «Nocciola Romana DOP destinata alla trasformazione» e specificare: varietà, calibro, lotto.
Il logo della denominazione, avente forma circolare, presenta le seguenti caratteristiche: fondo di colore avana giallino con bordo marrone con in alto a semicerchio la scritta di colore nero «Nocciola Romana» e in basso a semicerchio la scritta «Denominazione Origine Protetta» di colore nero con tre foglie disposte a ventaglio con la punta in alto di colore verde con bordo nero, sulle quali poggia una nocciola con bordo nero e colore marrone, il fondo della nocciola è di colore marrone chiaro e al centro della nocciola il disegno del palazzo dei papi di Viterbo di colore avana giallino.

4. Delimitazione concisa della zona geografica
La zona di produzione di raccolta, di stoccaggio, di sgusciatura, cernita e calibratura della «Nocciola Romana» è compresa nei sottoelencati comuni delle province di Viterbo e Roma:
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a) |
nella Provincia di Viterbo: Barbarano Romano, Bassano in Teverina, Bassano Romano, Blera, Bomarzo, Calcata, Canepina, Capranica, Caprarola, Carbognano, Castel Sant’Elia, Civita Castellana; Corchiano, Fabrica di Roma, Faleria, Gallese, Monterosi, Nepi, Oriolo Romano, Orte, Ronciglione, Soriano nel Cimino, Sutri, Vallerano, Vasanello, Vejano, Vetralla, Vignanello, Villa San Giovanni in Tuscia, Vitorchiano, Viterbo; |
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b) |
nella provincia di Roma: Bracciano, Canale Monterano, Manziana, Rignano Flaminio, Sant’Oreste, Trevignano. |
5. Legame con la zona geografica
La zona di produzione della «Nocciola Romana» è caratterizzata da una situazione pedoclimatica molto favorevole per la coltivazione del nocciolo, in quanto il suolo dei monti Cimini e monti Sabatini è caratterizzato da formazioni vulcaniche, con tufi terrosi ricchi di sostanze essenziali, da lave leucitiche, rachitiche, con depositi clastici eterogenei. I terreni sono profondi, leggeri, carenti in calcio e fosforo ma ricchi di potassio e microelementi; la reazione è di norma acida e/o sub acida. Per quanto riguarda le condizioni climatiche i livelli termici della zona di cui all’articolo 3, presentano valori medi di temperature minime di 4-6 °C e di medie delle temperature massime di 22-23 °C, con precipitazioni annuali pari a 900-1 200 mm di pioggia. La mitezza dell’inverno assume particolare rilevanza in quanto il nocciolo, nei mesi di gennaio-febbraio, attraversa la delicata fase della fioritura.
Le caratteristiche particolari che fanno della «Nocciola Romana» un prodotto unico e speciale nel suo genere sono la croccantezza e la tessitura compatta senza vuoti interni. Alla masticazione, infatti, queste nocciole, così croccanti si fratturano al primo morso senza cedevolezza mantenendo questa peculiarità sia allo stato fresco, tostato e/o pelato, che a quello conservato.
Le caratteristiche della «Nocciola Romana» sono strettamente legate all’ambiente geografico di produzione.
Questa specie predilige infatti terreni tendenzialmente sciolti a reazione neutro-acida con contenuto in calcare attivo inferiore all’8 % una temperatura media annua tra i 10 e 16 °C ed una precipitazione annua superiore agli 800 mm, tutti fattori ambientali perciò che sono presenti nella zona di produzione della «Nocciola Romana».
In particolare tra le componenti naturali è innegabile l’importanza di quelle podologiche, soprattutto in riferimento alla composizione mineralogica. L’origine vulcanica dei terreni, ricchi di potassio e microelementi incidono fortemente sulle componenti qualitative ed organolettiche del frutto e quindi sulla croccantezza dello stesso.
Le tecniche di produzione e conservazione contribuiscono anch’esse a determinare la qualità di questo prodotto agricolo. Queste si sono evolute nel corso degli anni dando maggiore importanza agli aspetti qualitativi del frutto rispetto a quelli quantitativi. Le tecniche di produzione oggi adottate rispettano i principi della difesa integrata e mirano alla produzione di un frutto con minime alterazioni legate ad attacchi parassitari oltre che sicuro da un punto di vista alimentare per l’assenza di residui e tossine naturali.
Anche la tecnica di raccolta ha subito una evoluzione cercando di non rendere inutili gli sforzi eseguiti durante tutto il ciclo produttivo.
È da evidenziare che la nocciola viene raccolta a terra e quindi una permanenza prolungata sul suolo può compromettere totalmente le caratteristiche di salubrità; negli ultimi anni un notevole sforzo è stato compiuto dai produttori per ridurre al minimo tale permanenza con l’adozione di tecniche che prevedono più passaggi sul suolo.
Anche sulle tecniche di primo trattamento e conservazione si è assistito ad una evoluzione continua dei sistemi. Si è passato dall’essiccazione del prodotto utilizzando il calore solare, tanto che non era raro vedere ampie distese di nocciole sulle aie e sulle piazze ad asciugare, all’utilizzo di essiccatoi aziendali e/o cooperativi con il riutilizzo dei gusci come combustibile e alla conservazione del prodotto all’interno di magazzini e/o silos a temperatura controllata o in celle per il prodotto sgusciato. La coltura del nocciolo nella zona geografica delimitata risale sin dal «[…] 1412 circa, mentre prima esisteva come pianta arbustiva da sottobosco e che tuttora lo troviamo in tale stato nei boschi specialmente di castagno» (Martinelli in Carbognano illustra). Nel 1513 pare che il consumo di «Nocchie» rallegrasse la mensa del Papa Leone X (Storia del Carnevale Romano, Clementi). Nel catasto del 1870 risultano già censiti in quell’anno, a Caprarola, alcune decine di ettari di noccioleto, sotto la dizione di «Bosco di Nocchie». Nel 1946 la superficie investita a nocciolo era di 2 463 ha in coltura specializzata e 1 300 in coltura promiscua. Oggi la superficie investita a nocciolo supera i 16 000 ettari e coinvolge oltre 3 500 operatori.
Nell’arco di questi secoli il paziente, tenace e competente lavoro dell’uomo ha svolto un ruolo importante nel mantenimento della tradizione di questa coltura, lo dimostrano anche numerose sagre paesane che si svolgono ogni anno ed i numerosi piatti che vengono realizzati tradizionalmente con la nocciola, quali: spezzatino di coniglio in umido, i tozzetti, i cazzotti, le ciambelle, gli ossetti da morto, i mostaccioli, gli amaretti, i brutti-buoni, i duri-morbidi, le meringhe, i crucchi di Vignanello, le morette. Tutto quanto sopra detto dimostra la tradizionalità e l’importanza che questa coltura riveste nell’economia locale.
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