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Gazzetta n. 289 del 12 dicembre 2017 
MINISTERO DELLE POLITICHE AGRICOLE ALIMENTARI E FORESTALI
PROVVEDIMENTO 28 novembre 2017
Modifica minore del disciplinare di produzione della denominazione «Finocchiona» registrata in qualita' di indicazione geografica protetta in forza al regolamento (UE) n. 629 del 22 aprile 2015.

 

IL DIRIGENTE DELLA PQAI IV 
della direzione generale per la promozione 
della qualita' agroalimentare e dell'ippica 

Visto il decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, recante norme generali sull'ordinamento del lavoro alle dipendenze delle Amministrazioni pubbliche, ed in particolare l'art. 16, lettera d); 
Vista la direttiva direttoriale 2017 della Direzione generale per la promozione della qualita' agroalimentare e dell'ippica del 20 marzo 2017, in particolare l'art. 1, comma 4, con la quale i titolari degli uffici dirigenziali non generali, in coerenza con i rispettivi decreti di incarico, sono autorizzati alla firma degli atti e dei provvedimenti relativi ai procedimenti amministrativi di competenza; 
Visto il regolamento (UE) n. 1151/2012 del Parlamento europeo e del Consiglio del 21 novembre 2012 sui regimi di qualita' dei prodotti agricoli e alimentari; 
Visto il regolamento (UE) n. 629/2015 della Commissione del 22 aprile 2015 con il quale e' stata iscritta nel registro delle denominazioni di origine protette e delle indicazioni geografiche protette, la indicazione geografica protetta «Finocchiona»; 
Considerato che, e' stata richiesta ai sensi dell'art. 53, paragrafo 2, secondo comma del regolamento (UE) n. 1151/2012 una modifica minore del disciplinare di produzione della Indicazione geografica protetta di cui sopra; 
Considerato che, la Commissione europea ha approvato la presente modifica minore ai sensi dell'art. 6, paragrafo 2, terzo comma, del regolamento delegato (UE) n. 664/2014; 
Ritenuto che sussista l'esigenza di pubblicare nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana il disciplinare di produzione attualmente vigente, a seguito dell'approvazione della modifica richiesta della I.G.P. «Finocchiona», affinche' le disposizioni contenute nel predetto documento siano accessibili per informazione erga omnes sul territorio nazionale: 

Provvede: 
alla pubblicazione dell'allegato disciplinare di produzione della indicazione geografica protetta «Finocchiona», nella stesura risultante a seguito dell'approvazione della domanda di modifica minore pubblicata nella Gazzetta Ufficiale dell'Unione europea - Serie C 385 del 15 novembre 2017. 
I produttori che intendono porre in commercio la indicazione geografica protetta «Finocchiona», sono tenuti al rispetto dell'allegato disciplinare di produzione e di tutte le condizioni previste dalla normativa vigente in materia. 
Roma, 28 novembre 2017 

Il dirigente: Polizzi 

 
Allegato 
Disciplinare di produzione della indicazione geografica protetta «Finocchiona» 

Art. 1. 

Nome del prodotto 

L'Indicazione geografica protetta «Finocchiona» e' riservata al prodotto di salumeria che risponde alle condizioni e ai requisiti stabiliti nel presente disciplinare di produzione. 

Art. 2. 

Descrizione del prodotto 
2.1. Caratteristiche del prodotto. 
La «Finocchiona» I.G.P. e' un salume tipico caratterizzato dall'aroma di finocchio, utilizzato in semi e/o fiori nell'impasto, e dalla consistenza morbida della fetta che talvolta tende a sbriciolarsi. La pezzatura varia da formati piccoli da 0,5 Kg di peso all'insacco a formati piu' grandi fino ad un massimo di 25 kg di peso all'insacco. 
La «Finocchiona» I.G.P. all'atto dell'immissione al consumo deve avere le seguenti caratteristiche: 
2.1.1. aspetto esterno: l'insaccato e' di forma cilindrica e sulla superficie esterna presenta una caratteristica fioritura o impiumatura dovuta alle muffe che si sviluppano durante la fase di stagionatura; 
2.1.2. aspetto al taglio: la fetta deve risultare da consistente a morbida che talvolta tende a sbriciolarsi. La fetta presenta un impasto con particelle di grasso distribuite in modo da avvolgere le frazioni muscolari lasciando il prodotto morbido anche dopo lunghi tempi di stagionatura. Il grasso e il magro, di grana medio grossa, non presentano confini ben definiti. La fetta appare con colori che vanno dal rosso carne delle parti magre al bianco/bianco-rosato delle parti grasse, con possibile evidenza di semi e/o fiori di finocchio; 
2.1.3. caratteristiche chimiche: 
proteine totali: non inferiori al 20%; 
grassi totali: non superiori al 35%; 
pH: compreso tra 5 e 6; 
attivita' dell'acqua (aw ): minore o uguale a 0,945; 
sale: non superiore al 6%. 
2.1.4. Caratteristiche organolettiche: 
profumo: odore gradevole e caratteristico dovuto all'aroma marcato del finocchio e leggero dell'aglio; 
sapore: fresco e appetitoso, mai acido. 2.2 Materia prima. 
La materia prima da destinare alla produzione della «Finocchiona» I.G.P. consiste in carni fresche ottenute da carcasse di suino pesante, come tali classificate nell'ambito della corrispondente categoria di peso ai sensi del reg. (CEE) n. 3220/84, della decisione della Commissione 2001/468/CE dell'8 giugno 2011 e del decreto ministeriale dell'11 luglio 2002, cosi' come applicati agli effetti dell'art. 27 della legge 4 giungo 2010, n. 96; il suino pesante e' infatti caratteristico dell'Italia centro settentrionale e presenta una genetica opportunamente affinata, viene allevato per almeno 9 mesi, in modo tale da raggiungere pesi elevati e carni idonee alla produzione della «Finocchiona» I.G.P. Ai fini previsti dal presente disciplinare, possono essere utilizzati: 
a) suini delle razze tradizionali Large White Italiana e Landrace Italiana, cosi' come migliorate dal Libro Genealogico Italiano, o figli di verri delle stesse razze; 
b) suini figli di verri di razza Duroc Italiana, cosi' come migliorata dal Libro Genealogico Italiano; 
c) suini figli di verri di altre razze ovvero di verri ibridi purche' provengano da schemi di selezione o incrocio attuati con finalita' non incompatibili con quelle del Libro Genealogico Italiano per la produzione del suino pesante. 
Non sono in ogni caso ammessi: 
a) suini portatori di caratteri antitetici, con particolare riferimento al gene responsabile della sensibilita' agli stress (PSS); 
b) tipi genetici ed animali comunque ritenuti non conformi ai fini del presente disciplinare; 
c) animali in purezza delle razze Landrace Belga, Hampshire, Pietrain, Duroc e Spotted Poland. 
Ai sensi del presente disciplinare le tecniche di allevamento, gli alimenti consentiti, le loro quantita' e modalita' d'impiego sono finalizzate ad ottenere un suino pesante, obiettivo che deve essere perseguito nel tempo attraverso moderati accrescimenti giornalieri ed un'alimentazione conforme alla disciplina generale in vigore. 
Gli alimenti ammessi nella prima fase (fino ad 80 chilogrammi di peso vivo) sono, in idonea concentrazione, tutti quelli utilizzabili nella seconda fase, nonche', con il vincolo che la sostanza secca da cereali non sia inferiore al 45% di quella totale: farina di estrazione di soia (fino ad un massimo del 20% della sostanza secca della razione); silomais (fino al 10% della sostanza secca della razione); semola glutinata di mais e/o corn gluten feed (fino al 5% della sostanza secca della razione); carrube denocciolate, distillers (fino al 3% della sostanza secca della razione); lipidi con punto di fusione superiore a 36°C (fino al 2% della sostanza secca della razione); farina di pesce, lisati proteici (fino al 1% della sostanza secca della razione); latticello(*) fino a un massimo di 6 litri per capo al giorno. Gli alimenti ammessi nella seconda fase di ingrasso, con il vincolo che la sostanza secca da cereali non sia inferiore al 55% di quella totale, sono: mais e pastone di granella e/o pannocchia (fino al 55% della sostanza secca della razione); sorgo, orzo (fino al 40% della sostanza secca della razione); frumento, triticale, avena e cereali minori (fino al 25% della sostanza secca della razione); cruscami e altri prodotti della lavorazione del frumento (fino al 20% della sostanza secca della razione); patata disidratata, polpe di bietola surpressate ed insilate, farina di estrazione di soja (fino al 15% della sostanza secca della razione); farina di girasole (fino al 8% della sostanza secca della razione); manioca, melasso(**), farina di estrazione di cocco, farina di estrazione di germe di mais, pisello e/o altri semi di leguminose (fino al 5% della sostanza secca della razione); polpe secche esauste di bietola (fino al 4% della sostanza secca della razione); farina di sesamo (fino al 3% della sostanza secca della razione); expeller di lino, marco mele e pere, buccette d'uva o di pomodori quali veicoli d'integratori, farina disidratata di medica, lievito di birra e/o di torula, lipidi con punto di fusione superiore a 40 gradi centigradi (fino al 2 % della sostanza secca della razione); siero (*) di latte fino ad un apporto massimo di 15 l capo/giorno; latticello(*) fino ad un apporto massimo di 250gr capo/giorno di sostanza secca. 
E' consentita una presenza massima di acido linoleico pari al 2% della sostanza secca della dieta. 
Sono ammesse tolleranze massime del 10%. 
(*) Siero e latticello insieme non devono superare i 15 litri capo/giorno. 
(**) Se associato a borlande il contenuto totale di azoto deve essere inferiore al 2%. 
Patata disidratata e manioca insieme non devono superare il 15% della sostanza secca della razione. 
Per «latticello» si intende il sottoprodotto della lavorazione del burro e per siero di latte il sottoprodotto di cagliate. 
I suini, in ottimo stato sanitario, sono inviati alla macellazione non prima che sia trascorso il nono mese e non dopo il quindicesimo mese dalla nascita. Ai fini del presente disciplinare, dalla macellazione e' escluso l'impiego di verri e scrofe. Inoltre, e' vietato l'impiego di carcasse non ben dissanguate ovvero caratterizzate dalla presenza di miopatie conclamate (PSE e DFD) o di postumi evidenti di processi flogistici e traumatici. 
Il peso medio della singola partita (peso vivo) inviata alla macellazione deve corrispondere a Kg 160, piu' o meno 10%. 
Per la produzione della «Finocchiona» IGP possono essere inoltre utilizzate le carni fresche ottenute dalle carcasse di suini di razza Cinta Senese, iscritti al libro genealogico del corrispondente tipo genetico, allevati e macellati nel territorio ed alimentati secondo tradizione. 

Art. 3. 

Zona di produzione 

La zona di produzione della «Finocchiona» I.G.P. comprende l'intero territorio continentale della Toscana, escludendo le isole, che rappresenta la zona in cui si e' consolidata nel tempo la produzione di questo salume tipico. In tale area delimitata si dovra' svolgere l'intero ciclo di lavorazione e le operazioni di affettamento e conseguente confezionamento, come disposto ed indicato nel successivo art. 5. 

Art. 4. 

Origine del prodotto 

Ogni fase del processo produttivo deve essere monitorata, documentando per ognuna gli input e gli output. In questo modo, e attraverso l'iscrizione in appositi elenchi, gestiti dall'organismo di controllo, degli allevatori, dei macellatori, dei sezionatori, dei produttori, degli stagionatori e dei confezionatori/porzionatori, e' garantita la tracciabilita' e la rintracciabilita' (da valle a monte della filiera di produzione) del prodotto. Tutte le persone, fisiche o giuridiche, iscritte nei relativi elenchi, saranno assoggettate al controllo da parte dell'organismo di controllo, secondo quanto disposto dal disciplinare di produzione e dal relativo piano di controllo. 

Art. 5. 

Metodo di produzione 
5.1. Metodo di preparazione. 
Per la produzione della «Finocchiona» I.G.P. si possono utilizzare esclusivamente i seguenti tagli: spalla disossata e sgrassata, rifilature di prosciutto, traculo, gole senza ghiandole, magro di pancetta e di gola, carne di coppa, pancetta e pancettone. I suddetti tagli non devono aver subito alcun processo di congelamento. 
Gli ingredienti che devono essere obbligatoriamente aggiunti, per 100 Kg di impasto da insaccare, sono: 
sale: compreso tra 2,5 e 3,5 Kg; 
pepe macinato: compreso tra 50 e 100 grammi; 
pepe in grani e/o spezzato e/o sgranato: compreso tra 150 e 400 grammi; 
aglio e/o aglio disidratato in dose equivalente, aggiunti in modo tale che la quantita' complessiva sia comunque compresa tra 50 e 100 grammi; 
semi di finocchio e/o fiori di finocchio in dose equivalente, aggiunti in modo tale che la quantita' complessiva sia comunque compresa tra 200 e 500 grammi. 
Per la preparazione e' consentito anche l'uso dei seguenti additivi e ingredienti: 
Nitriti (E 250); 
Nitrati (E 251 e E 252); 
L ascorbico (E 300); 
Sodio L ascorbato (E 301): massimo 150 grammi per 100 kg di impasto da insaccare; 
destrosio e/o saccarosio e/o fruttosio e/o lattosio: massimo Kg 1 per 100 kg di impasto da insaccare; 
vino: massimo 1 litro per 100 kg di impasto da insaccare. 
Possono, inoltre, essere aggiunti preparati di colture microbiche di avviamento alla fermentazione (Starter microbici). 5.2. Metodo di elaborazione. 
I tagli di carne sono mondati, secondo tecnica locale, asportando le parti connettivali di maggior dimensioni ed il tessuto adiposo molle. Le carni suine adeguatamente preparate vengono ridotte a pezzetti e passate al tritacarne utilizzando stampi con fori di diametro compreso tra 4,5 e 8 mm. 
Dopo la macinatura si passa all'impastatura al fine di avere un impasto in cui la carne macinata ed i vari ingredienti, che vengono aggiunti ad essa, siano ben amalgamati tra di loro. 
Successivamente l'impasto viene insaccato in budello, naturale o collato. Segue la legatura con spago o, in alternativa allo spago, utilizzando rete preconfezionata o rete ordita sull'insaccato realizzate con materiali naturali. Per la chiusura del budello non sono ammesse clips o altri sistemi di chiusura metallici o plastici, a meno che il prodotto non sia destinato ad altre lavorazioni prima della vendita, come tranciatura o affettamento, in questi casi la chiusura deve essere rimossa. Esclusivamente per la «Finocchiona» I.G.P. di peso all'insacco superiore a 6 Kg e fino a 25 kg, e' consentito l'utilizzo sia di budelli che di reti sintetiche, sia la chiusura con clips o altri sistemi di chiusura metallici o plastici. 
La pezzatura della Finocchiona, espressa in peso di prodotto all'insacco, non deve essere inferiore a 0,5 Kg. 5.3 Asciugamento. 
Dopo l'insacco la Finocchiona e' sottoposta all'asciugamento che e' il periodo durante il quale si ha la piu' accentuata disidratazione. Per conseguire tale risultato la Finocchiona viene tenuta in ambienti aventi una temperatura compresa tra 12° e 25°C. 5.4. Stagionatura. 
Conclusa la fase di asciugamento ha inizio la fase di stagionatura che viene fatta con temperature comprese tra gli 11° e i 18°C ed una umidita' relativa tra il 65 e il 90%. 
La durata del periodo di asciugatura e stagionatura non deve essere inferiore a quanto indicato nella tabella di seguito riportata. 

===================================================
| | Tempo totale di |
| | asciugamento e di |
| Peso all'insacco | stagionatura |
+=======================+=========================+
|Compreso tra 0,5 e 1 Kg|non inferiore a 15 giorni|
+-----------------------+-------------------------+
|Compreso tra 1 e 6 Kg |non inferiore a 21 giorni|
+-----------------------+-------------------------+
|Compreso tra 6 e 25 Kg |non inferiore a 45 giorni|
+-----------------------+-------------------------+

La «Finocchiona» I.G.P. puo' essere immessa al consumo sfusa oppure confezionata. 
Per l'immissione al consumo del prodotto affettato in confezioni, le operazioni di affettamento e conseguente confezionamento, anche sottovuoto o in atmosfera protettiva, devono avvenire esclusivamente nella zona di produzione indicata all'art. 3 sotto la vigilanza della struttura di controllo autorizzata al fine di garantire la qualita' del prodotto ed in particolare per evitare l'alterazione delle caratteristiche riportate nell'art. 2. 
Infatti, per sua natura il prodotto presenta una mescolanza di particelle di carne magra e di grasso, finemente tritate, tali che la fetta risulta particolarmente delicata sia alla manipolazione che all'affettamento. La preparazione del prodotto per l'affettamento prevede, inoltre, l'eliminazione del budello con diretta esposizione della parte edibile all'ambiente esterno; l'esposizione a condizioni ambientali non controllate per periodi non noti, altera le caratteristiche del prodotto dando origine a fenomeni ossidativi, alterazioni del colore, eccessiva perdita di umidita' con peggioramento della particolare consistenza della fetta (che tende a sbriciolarsi) e della spiccata componente aromatica dovuta all'utilizzo del finocchio, caratteristiche che hanno reso famosa la Finocchiona ai consumatori. Pertanto per garantire e preservare il mantenimento delle caratteristiche originali del prodotto, e' necessario che l'affettamento ed il confezionamento siano eseguiti da personale che abbia specifica conoscenza del prodotto, riducendo il piu' possibile il tempo di permanenza del prodotto a contatto con l'aria. Inoltre la possibilita' che il prodotto destinato all'affettamento venga conservato per periodi non noti in condizioni ambientali differenti da quelle previste dal disciplinare, potrebbe indurre il radicamento di caratteristiche contrastanti rispetto a quelle per le quali il prodotto e' conosciuto, quali l'irrancidimento (colorazione gialla del grasso, odore e sapore acre, amaro e piccante), l'essicamento (consistenza secca con budello che tende a staccarsi dal resto), la formazione di muffe anomale (eccessive colonie di muffe che ricoprono l'involucro), il rigonfiamento (impasto decomposto, instaurarsi di processi putrefattivi) o ancora l'imbrunimento (colorazione anomala da rosso-scuro fino a rosso-brunastro dell'impasto), tali da generare sapori, profumi ed una consistenza della fetta differenti da quelli storicamente apprezzati dal consumatore ovvero l'aroma marcato del finocchio e leggero dell'aglio ed una consistenza morbida della fetta che talvolta tende a sbriciolarsi. 

Art. 6. 

Legame con l'ambiente 

La Finocchiona gode di una reputazione ormai consolidata e dimostrata dai numerosi documenti che riportano riferimenti a vario titolo del prodotto fin dal Quattrocento. 
L'Ottocento e il Novecento, poi, sono secoli particolarmente ricchi di testimonianze storiche sull'uso consolidato del termine «Finocchiona»: nel 1875, Rigutini e Fanfani, nel loro Vocabolario della lingua parlata, facevano specifico riferimento alla Finocchiona come, Pirro Giacchi, nel suo dizionario edito nel 1878; nel Vocabolario degli Accademici della Crusca, edizione 1889, viene evidenziato il legame della Finocchiona con il territorio Toscano. Nel Dizionario Enciclopedico Italiano del 1956 viene sottolineato che la Finocchiona e' un tipico salume toscano. Anche il prof. Italo Ghinelli, per molti anni veterinario provinciale di Parma, nel suo testo pubblicato nel 1977, parla dell'origine toscana della Finocchiona. Il «Dizionario Motta della Lingua Italiana» (1978), a cura del prof. Bazzarelli, definisce la Finocchiona «tipico salume toscano\ ... aromatizzato con semi di finocchio». Nella pubblicazione «Atlante dei Prodotti Tipici: I Salumi» dell'INSOR (2002) viene dedicata una scheda alla Finocchiona; nella pubblicazione «Alla ricerca del pane perduto» (1989) si parla di questo straordinario salume. 
La Finocchiona viene realizzata secondo metodi consolidati e storici e deve le sue caratteristiche ad una serie di collegamenti con l'ambiente inteso in senso lato e comprensivo dei fattori umani, della secolare metodologia di preparazione e del loro interagire. La Finocchiona si caratterizza per l'inconfondibile e marcato aroma del finocchio utilizzato in semi e/o fiori nell'impasto (da qui il nome «Finocchiona») e per la locale e sapiente lavorazione che conferisce alla fetta una particolare morbidezza, che tende a sbriciolarsi. L'originale scelta degli ingredienti, primo fra tutti il finocchio, che caratterizza tante ricette della cucina regionale e che fa parte della flora endemica del territorio di produzione (spesso presente, dalla costa fino alle zone sub-montane, ai piedi dei muretti a secco e ai piedi delle «stradelle» di campagna), unitamente alla indubbia vocazione salumiera dell'area, alla specificita' del know-how dovuta a personale qualificato dotato di manualita' ed artigianalita', che sa come scegliere e mondare i tagli migliori, verificare il giusto grado di omogeneizzazione tra grasso e magro, capire quando la Finocchiona e' della giusta consistenza e morbidezza, contribuiscono alla creazione di un prodotto unico e non comparabile, la cui reputazione e' ormai assodata. 
Anche l'utilizzo, nel metodo storico di elaborazione, di vino nell'impasto, evidenzia il forte legame con il territorio dove il vino e' da sempre una delle principali produzioni in termini quantitativi e qualitativi e che, come la Finocchiona, caratterizza il territorio di produzione. 
La presenza, inoltre, nell'ambiente toscano della produzione di carni pregiate di razza Cinta Senese, ha permesso una diffusa presenza delle imprese trasformatrici in tutta la regione caratterizzando ulteriormente il prodotto e consolidando nei consumatori la reputazione ed il legame della Finocchiona con la Toscana. 
Un'altra conferma del legame con il territorio e della reputazione della Finocchiona e' testimoniata anche dalla gastronomia, che la inserisce sempre nel tipico piatto di «affettati toscani» perche', il particolare impasto e la presenza del finocchio, conferiscono una consistenza ed un aroma tali da renderla una delle piu' caratteristiche e rappresentative proposte della salumeria toscana che ha varcato anche i confini nazionali con presenza in molti paesi del Centro Europa ed anche in paesi al di fuori della Comunita' europea. 
Dal punto di vista economico e sociale, esiste un forte radicamento della produzione di Finocchiona in Toscana, manifestato dalla presenza di numerosi operatori che da molte generazioni, nel solco dei metodi di lavorazione artigianali usati dai loro progenitori e forti dell'esperienza da loro acquisita, producono questo prodotto tipico, prestando particolare cura nella scelta delle carni, nella loro lavorazione e nella stagionatura a conferma di un legame che unisce la produzione della Finocchiona dalle sue origini fino ad oggi. La Finocchiona e' tra i salumi piu' diffusi nel territorio di produzione ed e' regolarmente quotata nei bollettini settimanali dei prodotti della salumeria pubblicati da autorevole rivista specializzata e diffusa a livello nazionale. 

Art. 7. 

Controlli 

I controlli sulla conformita' del prodotto al disciplinare sono svolti, da una struttura di controllo, conformemente a quanto previsto dagli articoli 10 e 11 del reg. CE 510/06. Tale struttura designata e' l'Organismo di Controllo I.N.E.Q. (Istituto Nord Est Qualita'), via Rodeano n. 71, 33038 San Daniele del Friuli (UD), tel. 0432/940349, fax 0432/943357, e-mail: info@ineq.it 

Art. 8. 

Designazione e presentazione 

La menzione «Finocchiona» che e' intraducibile, deve essere fatta in caratteri chiari, indelebili, con colorimetria di ampio contrasto rispetto all'etichetta tale da essere nettamente distinguibile e di dimensioni maggiori di ogni altra scritta che compare in etichetta e comunque non inferiori a 3 mm, ed essere immediatamente seguita dalla menzione «Indicazione geografica protetta» o dalla sigla «I.G.P.» 
In etichetta, inoltre, deve essere sempre presente il simbolo grafico comunitario della «I.G.P.». Le menzioni che possono essere utilizzate insieme al simbolo grafico devono essere conformi alle prescrizioni del regolamento (CE) n. 628/2008. 
Il riferimento in etichetta all'uso di carne di razza Cinta Senese e' consentito solo se la materia prima utilizzata proviene esclusivamente da suini della suddetta razza conformi ai requisiti indicati al punto 2.2 del presente disciplinare. 
In etichetta e' inoltre consentito l'uso di indicazioni che facciano riferimento ad aziende, nomi, ragioni sociali, marchi privati, consorzi, purche' non abbiano significato laudativo e non siano tali da trarre in inganno l'acquirente/consumatore. Il riferimento al nome di aziende suinicole dai cui derivano le carni e' consentito solo nel caso in cui la materia prima provenga interamente dai suddetti allevamenti. La «Finocchiona» puo' essere immessa al consumo sfusa oppure confezionata. Il confezionamento del prodotto intero, in tranci o affettato, puo' essere fatto sottovuoto o in atmosfera protettiva. Le operazioni di affettamento e relativo confezionamento del prodotto devono avvenire esclusivamente nella zona di produzione indicata nell'art. 3. 
Al fine di garantire la rintracciabilita' del prodotto affettato, ciascuna confezione dovra' essere identificata in modo univoco attraverso il ricorso ad una numerazione progressiva la cui attribuzione avverra' secondo le indicazioni fornite dall'organismo di controllo di cui all'art. 7 del presente disciplinare. 

 


MINISTERO DELLE POLITICHE AGRICOLE ALIMENTARI E FORESTALI
PROVVEDIMENTO 28 novembre 2017  

Modifica minore del disciplinare di produzione della denominazione «Cipolla Bianca di Margherita» registrata in qualita' di indicazione geografica protetta in forza al regolamento (UE) n. 1865 del 7
ottobre 2015. (17A08297)

IL DIRIGENTE DELLA PQAI IV
della direzione generale per la promozione
della qualita' agroalimentare e dell'ippica

Visto il decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, recante norme
generali sull'ordinamento del lavoro alle dipendenze delle
Amministrazioni pubbliche, ed in particolare l'art. 16, lettera d);
Vista la direttiva direttoriale 2017 della Direzione generale per
la promozione della qualita' agroalimentare e dell'ippica del 20
marzo 2017, in particolare l'art. 1, comma 4, con la quale i titolari
degli uffici dirigenziali non generali, in coerenza con i rispettivi
decreti di incarico, sono autorizzati alla firma degli atti e dei
provvedimenti relativi ai procedimenti amministrativi di competenza;
Visto il regolamento (UE) n. 1151/2012 del Parlamento europeo e del
Consiglio del 21 novembre 2012 sui regimi di qualita' dei prodotti
agricoli e alimentari;
Visto il regolamento (UE) n. 1865/2015 della Commissione del 7
ottobre 2015 con il quale e' stata iscritta nel registro delle
denominazioni di origine protette e delle indicazioni geografiche
protette, la Indicazione geografica protetta «Cipolla Bianca di
Margherita»;
Considerato che, e' stata richiesta ai sensi dell'art. 53,
paragrafo 2, secondo comma del Regolamento (UE) n. 1151/2012 una
modifica minore del disciplinare di produzione della Indicazione
geografica protetta di cui sopra;
Considerato che, la Commissione europea ha approvato la presente
modifica minore ai sensi dell'art. 6, paragrafo 2, terzo comma, del
regolamento delegato (UE) n. 664/2014;
Ritenuto che sussista l'esigenza di pubblicare nella Gazzetta
Ufficiale della Repubblica italiana il disciplinare di produzione
attualmente vigente, a seguito dell'approvazione della modifica
richiesta della I.G.P. «Cipolla Bianca di Margherita», affinche' le
disposizioni contenute nel predetto documento siano accessibili per
informazione erga omnes sul territorio nazionale:

Provvede:

Alla pubblicazione dell'allegato disciplinare di produzione della
Indicazione geografica protetta «Cipolla Bianca di Margherita», nella
stesura risultante a seguito dell'approvazione della domanda di
modifica minore pubblicata nella Gazzetta Ufficiale dell'Unione
europea - Serie C 401 del 25 novembre 2017.
I produttori che intendono porre in commercio la Indicazione
geografica protetta «Cipolla Bianca di Margherita», sono tenuti al
rispetto dell'allegato disciplinare di produzione e di tutte le
condizioni previste dalla normativa vigente in materia.
Roma, 28 novembre 2017

Il dirigente: Polizzi

Allegato

DISCIPLINARE DI PRODUZIONE DELLA INDICAZIONE GEOGRAFICA PROTETTA
«CIPOLLA BIANCA DI MARGHERITA».

Art. 1.

Denominazione

L'Indicazione geografica protetta (I.G.P) «Cipolla Bianca di
Margherita» e' riservata alla cipolla che risponde ai requisiti
stabiliti dal presente disciplinare.

Art. 2.

Caratteristiche del prodotto

La denominazione «Cipolla bianca di Margherita» designa la
popolazione locale di bulbi della specie Allium cepa L. prodotta
nella zona delimitata dal successivo art. 3 del presente
disciplinare. E' un prodotto fresco, caratterizzato da bulbi bianchi,
teneri e con un elevato contenuto in zuccheri. In base al periodo di
produzione, si differenziano quattro ecotipi locali: «Marzaiola» o
«Aprilatica», «Maggiaiola», «Giugniese», «Lugliatica».
In particolare, le caratteristiche delle diverse selezioni sono
le seguenti:
«Marzaiola» o «Aprilatica»: tipologia precoce (epoca di
raccolta a partire da meta' marzo) con forma schiacciata ai poli;
«Maggiaiola»: rispetto alla precedente e' meno precoce e la
forma e' meno schiacciata (epoca di raccolta maggio);
«Giugniese», «Lugliatica»: sono piu' tardive (epoca di raccolta
giugno-meta' luglio), hanno forma piu' isodiametrica.
Al momento della raccolta il prodotto deve presentare il seguente
requisito misurabile:
solidi solubili: 6,4 - 9,2 °Brix;
sostanza secca: 6,2 - 8,9 g contenuto per 100g-1 di peso
fresco;
calibro: da un minimo di mm 20 ad un massimo di mm 100;
proprieta' fisiche: colore bianco;
sapore: dolce e succulento. Il contenuto totale in zuccheri
riducenti deve essere maggiore di 3.8 g 100g-1 di peso fresco;
consistenza: tenera e croccante.
E' ammessa la commercializzazione sia del prodotto spazzolato sia
di quello non spazzolato. Nel prodotto non spazzolato e' ammessa la
presenza di sabbia.

Art. 3.

Zona di produzione

La zona di produzione della «Cipolla bianca di Margherita» e'
ubicata lungo la fascia costiera adriatica che si estende dalla foce
del fiume Ofanto alla foce del torrente Candelaro e comprende
partendo da Sud:
territorio del Comune di Margherita di Savoia: l'area
interessata e' la fascia costiera che parte dalla foce del fiume
Ofanto ed e' delimitata dal mare Adriatico, dalla sp 141 (ex ss 159
delle saline) fino al centro abitato; dopo quest'ultimo l'area e'
delimitata dalle Saline e dal confine amministrativo con il Comune di
Zapponeta rappresentato da un termine lapideo;
territorio del Comune di Zapponeta: l'area interessata e' la
fascia costiera che parte dal confine amministrativo con il Comune di
Margherita di Savoia ed e' delimitata dal mare Adriatico, dalle
saline, dalla zona umida «San Floriano», dal confine amministrativo
con il Comune di Cerignola, dalla sp 77 (ex ss 545) fino all'innesto
con la sp 141 (ex ss 159 delle saline), dal confine amministrativo
con il Comune di Manfredonia;
territorio del Comune di Manfredonia: l'area interessata e' la
fascia costiera che parte dal confine amministrativo con il Comune di
Zapponeta ed e' delimitata dal mare Adriatico, dalla zona umida
«Terra Apuliae», dal tratto della sp 73 (Beccarini), dal tratto della
sp 141 (ex ss 159 delle Saline) limitatamente alla parte confinante
con la zona umida «Lago Salso», dalla foce del Torrente Candelaro.

Art. 4.

Prova dell'origine

Ogni fase del processo produttivo deve essere monitorata
documentando per ognuna gli input e gli output. In questo modo, e
attraverso l'iscrizione in appositi elenchi, gestiti dalla stratura
di controllo, delle particelle catastali sulle quali avviene la
coltivazione, dei produttori e dei condizionatori, nonche' attraverso
la denuncia tempestiva alla struttura di controllo dei quantitativi
prodotti, e' garantita la tracciabilita' del prodotto. Tutte le
persone, fisiche o giuridiche, iscritte nei relativi elenchi, saranno
assoggettate al controllo da parte della struttura di controllo,
secondo quanto disposto dal disciplinare di produzione e dal relativo
piano di controllo.

Art. 5.

Metodo di ottenimento

La coltivazione e' basata su ecotipi locali autoriprodotti,
selezionati da diverse generazioni di agricoltori della zona. Gli
ecotipi hanno una spiccata adattabilita' al particolare ambiente
pedoclimatico quale ad esempio quella di sviluppare un apparato
radicale idoneo ad approfondirsi in terreno sabbioso.
La tecnica colturale utilizzata prevede i seguenti interventi
tecnico-colturali:
A - Impianto della coltura: semina nei semenzai nel periodo
fine agosto-settembre e trapianto delle piantine nel periodo compreso
tra novembre e febbraio;
B - Irrigazione: l'apporto irriguo, commisurato all'andamento
stagionale delle piogge e alla domanda evapotraspirativa, deve essere
protratta fino a quando le piante iniziano a manifestare il collasso
del «collo»;
C - Controllo delle infestanti e difesa fitosanitaria: Sono
ammessi tutti i principi attivi autorizzati nell'agricoltura
integrata purche' consentiti dalle normative vigenti;
D - Raccolta: la maturazione generalmente non e' contemporanea
per cui la raccolta puo' iniziare quando almeno il 50% delle piante
presenta le foglie incurvate. La raccolta viene effettuata a mano;
E - Produzione del seme: il seme utilizzato per i nuovi
impianti deve essere prodotto localmente e si deve ottenere mediante
il piantamento dei bulbi selezionati durante la raccolta. Per la
tecnica colturale e la difesa fitosanitaria rimane valido quanto
riportato per la produzione dei bulbi;
F - Fasi successive alla raccolta: Il confezionamento deve
essere effettuato subito dopo la raccolta nella zona individuata
dall'art. 3 e non e' ammesso riconfezionare il prodotto al di fuori
della zona geografica onde evitare che il trasporto e le eccessive
manipolazioni del prodotto sfuso possano causare danni meccanici,
quali ammaccature e lesioni. Ammaccature e lesioni favoriscono lo
sviluppo di muffe e la perdita di consistenza del bulbo e sono
responsabili del decadimento qualitativo della «Cipolla bianca di
Margherita».
Il prodotto puo' essere confezionato, in rete, in vaschette, in
cassette contenenti una quantita' di prodotto variabile, oltre che in
«trecce» con numero minimo di bulbi pari a 3.

Art. 6.

Legame con l'ambiente

Nella zona di produzione della «Cipolla bianca di Margherita»
indicata all'art. 3 del disciplinare si e' sviluppata sin dagli inizi
del secolo XIX questa tecnica colturale caratterizzata dalla
capacita' di ottenere, su un terreno sabbioso, il seme (dal
piantamento di bulbi selezionati), di creare semenzai e di
trapiantare le piantine da essi ottenuti, di ripararle dall'erosione
del vento con la paglia e di raccoglierle a mano per non danneggiare
la cipolla.
Tale elevata specializzazione si e' tramandata nel tempo e
sussiste intatta ai giorni nostri, permettendo di esaltare le
caratteristiche qualitative della «Cipolla bianca di Margherita» ed
in particolare il colore bianco «cristallino», la tenerezza, la
croccantezza, la dolcezza, la bellezza della forma, caratteristiche
uniche e riconosciute.
La zona di produzione della «Cipolla Bianca di Margherita» e'
caratterizzata:
da condizioni climatiche particolarmente miti durante il
periodo invernale - primaverile;
da terreno sabbioso con presenza di una falda molto
superficiale che consente di creare uno stress idrico controllato
nella pianta in grado di favorire una crescita piuttosto contenuta
della pianta e un basso contenuto di sostanza secca, da cui derivano
la croccantezza e la succulenza;
da terreno sabbioso che, riscaldandosi velocemente in
primavera, favorisce la precocita' della coltura. Il terreno sciolto,
inoltre, non oppone alcuna resistenza allo sviluppo dei bulbi e di
conseguenza il prodotto si presenta morfologicamente perfetto nelle
diverse espressioni ecotipiche, senza presentare difetti di forma. La
crescita della parte edule del prodotto, avviene, infine, in uno
strato di terreno asciutto essendo i terreni sabbiosi
«autopacciamanti», condizione favorevole alla sanita' del prodotto.
Il terreno sabbioso inoltre non oppone alcuna resistenza
all'accrescimento e permette una scarsa percentuale di bulbi con
collo inverdito, in quanto la tecnica colturale praticata prevede il
trapianto manuale ad una profondita' tale da favorire il completo
imbianchimento del prodotto;
dalla leggerezza del terreno, che favorisce il completo
imbianchimento del prodotto che non presenta difetti di colorazione.
Tracce di commercializzazione della «Cipolla bianca di
Margherita» risalgono agli inizi dell'ottocento ma e' a partire dalla
meta' del secolo scorso che e' diventata una presenza importante nei
mercati ortofrutticoli italiani, principalmente nel periodo che va da
aprile a luglio.

Art. 7.

Controlli

Il controllo sulla conformita' del prodotto al disciplinare e'
svolto dell'Organismo di controllo CSQA Certificazioni S.r.l., con
sede in via San Gaetano n. 74 36016 Thiene (VI), telefono
0445/313011, fax: 0445/313070 e-mail: csqa@csqa.it

Art. 8.

Etichettatura

All'atto dell'immissione al consumo il contenuto di ogni
imballaggio deve essere omogeneo e comprendere cipolle dello stesso
ecotipo e dello stesso standard qualitativo.
I contenitori devono presentare la dicitura «Cipolla bianca di
Margherita» I.G.P. accompagnata dal logo della denominazione e dal
simbolo I.G.P. dell'Unione. Sui contenitori devono essere riportati
il nome, la ragione sociale, l'indirizzo del produttore e del
confezionatore e ogni altra informazione prevista dalla normativa
vigente in materia di etichettatura. E' vietata l'aggiunta di
qualsiasi qualificazione non espressamente prevista dal disciplinare
di produzione.
E' tuttavia consentito l'uso di nomi, ragioni sociali, marchi
privati purche' non traggano in inganno il consumatore.
Si riporta la descrizione del logo: «La sagoma ovale del logo
richiama il carattere curvilineo delle forme naturali del prodotto in
oggetto. All'interno di una cornice verde (C71 M15 Y93 K44) e'
disegnato il paesaggio stilizzato del luogo di coltivazione (sabbia,
mare e sole), in posizione centrale, l'immagine della cipolla. I
colori utilizzati, cielo ciano sfumato, sabbia (C00 M20 Y60 K20) mare
sfumato da ciano (C100 M00 Y00 K00) a blu (C100 M80 Y00 K40), Sulla
cornice verde riporta la scritta «Cipolla bianca di Margherita»
I.G.P. con carattere Arial grassetto di colore bianco e la silhouette
della regione Puglia e un puntino rosso sulla zona di produzione.

cipolla bianca di margherita 


MINISTERO DELLE POLITICHE AGRICOLE ALIMENTARI E FORESTALI
PROVVEDIMENTO 26 ottobre 2017  

Modifica minore del disciplinare di produzione della denominazione «Grana Padano» registrata in qualita' di denominazione di origine protetta in forza al regolamento (CE) n. 1107 del 12 giugno 1996.
(17A07820)

(GU n.271 del 20-11-2017)
 

IL DIRIGENTE DELLA PQAI IV
della direzione generale per la promozione
della qualita' agroalimentare e dell'ippica

Visto il decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, recante norme
generali sull'ordinamento del lavoro alle dipendenze delle
amministrazioni pubbliche, ed in particolare l'art. 16, lettera d);
Vista la direttiva direttoriale 2017 della Direzione generale per
la promozione della qualita' agroalimentare e dell'ippica del 20
marzo 2017, in particolare l'art. 1, comma 4, con la quale i titolari
degli uffici dirigenziali non generali, in coerenza con i rispettivi
decreti di incarico, sono autorizzati alla firma degli atti e dei
provvedimenti relativi ai procedimenti amministrativi di competenza;
Visto il regolamento (UE) n. 1151/2012 del Parlamento europeo e del
Consiglio del 21 novembre 2012 sui regimi di qualita' dei prodotti
agricoli e alimentari;
Visto il regolamento (CE) n. 1107/1996 della commissione del 12
giugno 1996 con il quale e' stata iscritta nel registro delle
denominazioni di origine protette e delle indicazioni geografiche
protette, la denominazione di origine protetta «Grana Padano»;
Considerato che, e' stata richiesta ai sensi dell'art. 53,
paragrafo 2, secondo comma del regolamento (UE) n. 1151/2012 una
modifica minore del disciplinare di produzione della denominazione di
origine protetta di cui sopra;
Considerato che, la Commissione europea ha approvato la presente
modifica minore ai sensi dell'art. 6, paragrafo 2, terzo comma, del
regolamento delegato (UE) n. 664/2014;
Ritenuto che sussista l'esigenza di pubblicare nella Gazzetta
Ufficiale della Repubblica italiana il disciplinare di produzione
attualmente vigente, a seguito dell'approvazione della modifica
richiesta della D.O.P. «Grana Padano», affinche' le disposizioni
contenute nel predetto documento siano accessibili per informazione
erga omnes sul territorio nazionale;

Provvede:

alla pubblicazione dell'allegato disciplinare di produzione della
denominazione di origine protetta «Grana Padano», nella stesura
risultante a seguito dell'approvazione della domanda di modifica
minore pubblicata nella Gazzetta Ufficiale dell'Unione europea -
Serie C 358 del 24 ottobre 2017.
I produttori che intendono porre in commercio la denominazione di
origine protetta «Grana Padano», sono tenuti al rispetto
dell'allegato disciplinare di produzione e di tutte le condizioni
previste dalla normativa vigente in materia.
Roma, 26 ottobre 2017

Il dirigente: Polizzi

Allegato

DISCIPLINARE DI PRODUZIONE DELLA DENOMINAZIONE  DI ORIGINE PROTETTA «GRANA PADANO»

Art. 1.

La denominazione di origine protetta GRANA PADANO si riferisce al formaggio prodotto durante tutto l'anno con latte crudo di vacca parzialmente decremato mediante affioramento naturale, a pasta cotta, duro e a lenta maturazione, usato da tavola o da grattugia, e che risponde alle condizioni ed ai requisiti stabiliti dal presente disciplinare di produzione.


Art. 2.

Le caratteristiche del prodotto al momento dell'immissione al consumo sono:
forma: cilindrica, scalzo leggermente convesso o quasi dritto, facce piane, leggermente orlate;
diametro della forma: da 35 a 45 cm;
altezza dello scalzo: da 18 a 25 cm, con variazioni per entrambi, in piu' o in meno, in rapporto alle condizioni tecniche di produzione;
peso: da 24 a 40 kg da intendersi riferito al peso medio dell'intera partita sottoposta a espertizzazione con una tolleranza del 2,5% della singola forma, purche' le forme che beneficiano della tolleranza siano parte di una intera partita la quale rientri nei parametri succitati;
crosta: dura e liscia, con spessore di 4-8 mm;
pasta: dura, con struttura finemente granulosa, frattura radiale a scaglia e occhiatura appena visibile.
Grasso sulla sostanza secca: minimo 32%.
Colore della crosta: scuro o giallo dorato naturale; e' espressamente esclusa qualsiasi tintura artificiale;
colore della pasta: bianco o paglierino;
aroma: fragrante;
sapore: delicato.
La composizione amminoacidica specifica del formaggio GRANA PADANO D.O.P. risulta depositata presso il Consorzio per la tutela del formaggio GRANA PADANO e presso il Ministero delle politiche agricole, alimentari e forestali e determinata mediante impiego della cromatografia a scambio ionico con rilevazione fotometrica post-colonna con ninidrina.
La composizione isotopica specifica del formaggio GRANA PADANO D.O.P. risulta depositata presso il Consorzio per la tutela del formaggio GRANA PADANO e presso il Ministero delle politiche agricole, alimentari e forestali e determinata con metodiche di spettrometria di massa su rapporti isotopici (IRMS).
Il contenuto di lisozima nel prodotto finito - ove impiegato in caseificazione - misurato con cromatografia liquida in fase inversa e rilevazione in fluorescenza, deve essere corrispondente alla
quantita' dichiarata e verificata nel processo di caseificazione.  
Il GRANA PADANO D.O.P. nella tipologia 'grattugiato' e' ottenuto esclusivamente da formaggio intero gia' certificato. Nei limiti e alle condizioni specificate al successivo art. 7, e' tuttavia
consentito l'utilizzo degli sfridi provenienti dal taglio e confezionamento di «Grana Padano» in pezzi a peso variabile e/o peso fisso, blocchetti, cubetti, bocconcini etc. per la produzione di
«Grana Padano» grattugiato.
Le operazioni di grattugia devono essere effettuate nell'ambito della zona di produzione del GRANA PADANO D.O.P.
Il confezionamento deve avvenire immediatamente, senza nessun trattamento e senza aggiunta di altre sostanze.
Ferme restando le caratteristiche tipiche del GRANA PADANO D.O.P.
la tipologia 'grattugiato' deve presentare le seguenti caratteristiche:
umidita': non inferiore al 25% e non superiore al 35%;
aspetto: non pulverulento ed omogeneo, particelle con diametro inferiore a 0.5 mm non superiori al 25%;
quantita' di crosta: non superiore al 18%.


Art. 3.

La zona di produzione e di grattugiatura del GRANA PADANO D.O.P. e' il territorio delle province di Alessandria, Asti, Biella, Cuneo, Novara, Torino, Verbania, Vercelli, Bergamo, Brescia, Como, Cremona, Lecco, Lodi, Mantova a sinistra del Po, Milano, Monza, Pavia, Sondrio, Varese, Trento, Padova, Rovigo, Treviso, Venezia, Verona, Vicenza, Bologna a destra del Reno, Ferrara, Forli' Cesena, Piacenza, Ravenna e Rimini, nonche' i seguenti comuni della provincia di Bolzano: Anterivo, Lauregno, Proves, Senale - S. Felice e Trodena.


Art. 4.

Il formaggio GRANA PADANO D.O.P. e' prodotto a partire da latte crudo di vacca proveniente da vacche munte due volte al giorno e che, ad esclusione del latte prodotto nell'area del Trentingrana, non si avvalga delle deroghe previste dalla vigente normativa sanitaria per quanto riguarda la carica batterica totale e il tenore di cellule somatiche.
La raccolta del latte deve avvenire entro le ventiquattro ore dall'inizio della prima mungitura.
L'alimentazione base delle bovine da latte e' costituita da foraggi verdi o conservati, e viene applicata alle vacche in lattazione, agli animali in asciutta ed alle manze oltre i 7 mesi di
eta'.
L'alimentazione delle vacche da latte si basa sulla utilizzazione di alimenti ottenuti dalle coltivazioni aziendali o nell'ambito del territorio di produzione del latte del GRANA PADANO D.O.P., come individuato all'art. 3.
Nella razione giornaliera non meno del 50% della sostanza secca deve essere apportata da foraggi con un rapporto foraggi/mangimi, riferito alla sostanza secca, non inferiore a 1.
Almeno il 75% della sostanza secca dei foraggi della razione giornaliera deve provenire da alimenti prodotti nel territorio di produzione del latte, cosi' come individuato all'art. 3.
I foraggi ammessi sono: foraggi freschi - foraggi freschi da prati stabili od artificiali o sfalciati.
Le essenze foraggere idonee sono: erbe di prato stabile polifita, di medica, trifoglio; erbai singoli od associati composti da loietto, segale, avena, orzo, granturchino, frumento, sorgo da ricaccio, mais, panico, erba mazzolina, festuca, fleolo, lupinella, pisello, veccia e favino.
Fieni: ottenuti dall'essiccamento in campo, con tecniche di aeroessiccazione o per disidratazione, delle essenze foraggere utilizzabili come foraggi verdi.
Paglie: di cereali quali frumento, orzo, avena, segale, triticale.
Insilati, non ammessi per la produzione della tipologia  Trentingrana:
trinciato di mais;
fieni silo.
Mangimi ammessi
Di seguito e' riportato l'elenco delle materie prime per mangimi, raggruppate per categorie, ammesse ad integrazione dei foraggi, nell'alimentazione delle vacche in lattazione, degli animali in asciutta e delle manze oltre i 7 mesi di eta' destinate alla produzione del latte per la trasformazione in formaggio GRANA PADANO D.O.P.
Cereali e loro derivati:
mais, orzo, frumento, sorgo, avena, segale, triticale:
granelle, sfarinati e relativi derivati sia essiccati che insilati, compresi gli schiacciati, i derivati trattati termicamente come fiocchi, gli estrusi, i micronizzati. Pastoni di mais: spiga integrale del mais sfarinata in Pastone integrale di mais o in Pastone di pannocchia; granella umida sfarinata in Pastoni di farina umida.
Semi oleaginosi loro derivati:
soia, cotone, girasole, lino: granelle, sfarinati e relativi derivati, quali farine di estrazione espeller, sottoposti anche a trattamenti termici.
Tuberi e radici, loro prodotti:
patata e relativi derivati.
Foraggi disidratati:
essenze foraggere: paglia di cereali, tutolo di mais, pianta integrale di mais, tal quali, trinciati, sfarinati o pellettati.
Derivati dell'industria dello zucchero:
polpe secche esauste, polpe secche semizuccherine, polpe melassate;
melasso e/o derivati: solo come adiuvanti tecnologici ed appetibillizzanti pari ad un valore massimo del 2,5% della sostanza secca della razione giornaliera.
Semi di leguminose, carrube:
pisello proteico, fave, favino: granelle, sfarinati e relativi derivati;
carrube: essiccate e relativi derivati.
Grassi:
grassi di origine vegetale con numero di iodio non superiore a 70, acidi grassi da oli di origine vegetale con acidi grassi tal quali o salificati. Sono ammessi olii di pesce come supporti per
«additivi» e «premiscele».
Minerali:
sali minerali autorizzati dalla vigente legislazione.
Additivi:
vitamine, oligoelementi, amminoacidi (rumino-protetti), aromatizzanti, antiossidanti, autorizzati dalla vigente legislazione. 
Antiossidanti ed aromatizzanti sono ammessi solo quelli naturali o natural-identici.
Varie:
e' ammesso l'utilizzo di lievito di birra inattivato come supporto nelle «premiscele».


Art. 5.

Sono escluse le lavorazioni conto terzi o in affitto.
Il latte crudo, conservato alla stalla e trasportato, deve avere una temperatura non inferiore agli 8°C.
E' ammessa la lavorazione del latte di una singola munta o di due munte miscelate dopo averlo lasciato riposare e affiorare naturalmente.
E' pure ammessa la lavorazione del latte di due munte miscelate di cui una sola delle due e' lasciata riposare e affiorare naturalmente.
Il latte deve essere parzialmente decremato mediante affioramento naturale, a temperatura compresa tra 8 e 20°C, in modo che il rapporto grasso/caseina nella caldaia sia compreso tra 0,80 e 1,05.
Per il Trentingrana il rapporto grasso/caseina del latte in caldaia massimo e' di 1,15. Detto rapporto e' altresi' consentito per ogni altro caso in cui il latte proveniente dalla miscela di due munte preveda che una delle due sia lasciata riposare.
Il latte, dalla stalla alla sua lavorazione, non puo' subire alcun trattamento fisico, meccanico o termico, che ne modifichi lo status di latte crudo naturale.
Il latte viene, quindi, messo nelle caldaie a campana rovesciata, in rame o con rivestimento interno in rame.
E' ammesso l'uso di lisozima, tranne che per il Trentingrana, fino ad un massimo di 2,5 g per 100 chilogrammi di latte.
La coagulazione e' ottenuta con caglio di vitello, previa aggiunta di siero innesto naturale. Nei casi in cui si dovesse riscontrare un valore di acidita' di fermentazione del siero innesto a 24 ore inferiore a 26° Soxhlet Henkel/50ml e' ammessa, fino ad un massimo di dodici volte all'anno, l'aggiunta di batteri lattici autoctoni, quali Lactobacillus helveticus e/o lactis e/o casei, all'inizio della preparazione del siero innesto per il giorno successivo.
La cagliata e' rotta in granuli fini e cotta fino a quando i granuli diventano elastici, a una temperatura massima di 56°C e lasciata totalmente immersa nel siero, nella medesima caldaia, fino
ad un massimo di 70 minuti a decorrere da fine cottura.
Viene poi immessa nelle apposite fascere, per almeno 48 ore, che imprimono i contrassegni di origine e quindi in salamoia per un periodo di tempo fra i 14 e i 30 giorni a decorrere dalla messa in salamoia.
La maturazione naturale viene effettuata conservando il prodotto in ambiente con temperatura da 15° a 22°C per un periodo di nove mesi a decorrere dalla formatura.
Solo il formaggio che presenta un valore della fosfatasi alcalina nella parte di pasta situata ad un centimetro sotto crosta prelevata a meta' altezza dello scalzo, misurato con metodo fluorimetrico, e comunque compatibile con l'impiego di latte crudo e che altresi' rispetta tutti i parametri previsti dal presente disciplinare all'art. 2 viene sottoposto ad espertizzazione, non prima del compimento dell'ottavo mese dalla formatura.
L'espertizzazione dara' quindi luogo alla marchiatura a fuoco, oppure dara' luogo alla cancellazione dei contrassegni d'origine impressi dalle fascere, mediante retinatura o sbiancatura, qualora il prodotto non abbia le caratteristiche richieste dall'art. 2.
Il prodotto non puo' essere commercializzato come GRANA PADANO D.O.P. prima del compimento effettivo del nono mese di eta'. Prima di detto termine il formaggio non puo' uscire dalla zona di produzione.


Art. 6.

Il controllo per l'applicazione del presente disciplinare di produzione e' svolto conformemente a quanto stabilito dagli artt. 10 e 11 del reg. CE n. 510/2006.


Art. 7.

Il condizionamento del prodotto GRANA PADANO D.O.P., inteso come qualsivoglia tipologia e pezzatura - sia in porzioni che grattugiato, sia munito che privo di crosta (scalzo) - con impiego della denominazione di origine protetta e del logo che lo contraddistingue, puo' avvenire unicamente ad opera di soggetti titolari di apposita autorizzazione al confezionamento rilasciata dal Consorzio di tutela, soggetto riconosciuto e incaricato a svolgere le funzioni di cui all'art. 14, comma 15, della legge 21 dicembre 1999, n. 526.
Sono previste due distinte autorizzazioni al confezionamento, l'una relativa agli spicchi con crosta e l'altra relativa al grattugiato. Qualsiasi tipologia di prodotto confezionato che non riporti la crosta (bocconcini, tranci non muniti di crosta, scaglie o simili) e' assimilata al grattugiato e soggetta alle prescrizioni previste per lo stesso.
L'autorizzazione al preconfezionamento non e' richiesta nel solo caso del cosiddetto «preincartato», ossia qualora la confezione venga preparata nel punto vendita.
VINCOLI TERRITORIALI PER LA TIPOLOGIA 'GRATTUGIATO'  
Al fine di salvaguardare nel migliore dei modi la qualita', assicurare la rintracciabilita' e garantire il controllo del prodotto, le autorizzazioni al confezionamento del formaggio GRANA PADANO D.O.P. per la tipologia 'grattugiato' e per le tipologie ad esso assimilate potranno essere rilasciate unicamente a soggetti economici operanti all'interno della zona di produzione individuata
all'art. 3 e limitatamente allo stabilimento ubicato nella predetta zona.
Per il rilascio delle autorizzazioni in questione sara' necessario il preventivo nulla osta da parte dell'Organismo di controllo incaricato, a seguito degli opportuni accertamenti da quest'ultimo effettuati presso la ditta richiedente.
LIMITI E CONDIZIONI PER L'UTILIZZO DEGLI SFRIDI DI GRANA PADANO D.O.P. NELLA PRODUZIONE DI GRANA PADANO 'GRATTUGIATO'
L'utilizzo degli sfridi provenienti dal taglio e confezionamento di «Grana Padano» D.O.P. in pezzi a peso variabile e/o peso fisso, blocchetti, cubetti, bocconcini etc. per la produzione di «Grana Padano» grattugiato, e' consentito unicamente alle seguenti condizioni:
a) deve essere comunque rispettata la percentuale massima di crosta del 18%, di cui al precedente art. 2;
b) deve essere sempre garantita la tracciabilita' delle forme intere di «Grana Padano» D.O.P. dalle quali provengono gli sfridi. A tale fine, per poter utilizzare gli sfridi delle lavorazioni e'
necessario compilare l'apposita scheda di lavorazione, fornita dal Consorzio di tutela, riportando il numero di matricola del caseificio produttore, il mese e l'anno di produzione e gli estremi del documento di arrivo che consenta di risalire all'entrata delle forme in questione, nonche' il quantitativo di sfridi ottenuti dalla lavorazione delle medesime;
c) nel caso di impiego differito e/o di trasferimento da uno stabilimento all'altro, gli sfridi dovranno essere tenuti distinti per matricola e mese di produzione. Al fine di facilitare i controlli
sui contenitori o sugli involucri contenenti gli sfridi, dovranno essere chiaramente indicati i rispettivi numeri di matricola del caseificio produttore, ed il relativo mese ed anno di produzione;
d) il trasferimento degli sfridi e' consentito soltanto nell'ambito della stessa azienda, o gruppo aziendale, ed unicamente all'interno della zona d'origine. E' quindi vietata la commercializzazione degli sfridi da destinare alla produzione di «Grana Padano» grattugiato.


Art. 8.

Il contrassegno ufficiale attestante il possesso dei requisiti che legittimano l'uso della denominazione di origine protetta GRANA PADANO e che deve dunque comparire tanto sulle forme intere quanto su tutte le confezioni di formaggio GRANA PADANO D.O.P. in porzioni e grattugiato e' costituito da un disegno romboidale, attraversato, in corrispondenza della diagonale minore, da una grande fascia delimitata da due strisce parallele superiori e da due strisce parallele inferiori; nel centro della fascia sono iscritte, disposte su due righe, le parole «GRANA» e «PADANO», in carattere stampatello maiuscolo.
Dentro gli angoli superiore e inferiore del romboide, aventi i vertici arrotondati, sono iscritte rispettivamente le iniziali «G» e «P».
Il formaggio GRANA PADANO D.O.P. e' individuato mediante i contrassegni:
A) sulle forme:
1 - della tipologia GRANA PADANO
Le fasce marchianti che imprimono a freddo il marchio di origine sulle forme all'atto della formatura si compongono di una serie di losanghe romboidali tratteggiate che riportano al loro interno alternativamente le parole «GRANA» e «PADANO» scritte in caratteri maiuscoli e leggermente inclinati verso destra e tratteggiati, sfalsate tra loro e ripetute in continuo su tutto il giro della
forma, salvo uno spazio vuoto destinato all'apposizione del marchio a
fuoco GRANA PADANO come sopra individuato; al centro figura un
quadrifoglio, che riporta al suo interno, dall'alto in basso, le due
lettere, in carattere maiuscolo, che costituiscono la sigla della
provincia nella quale e' situato il caseificio produttore, il numero
di matricola del caseificio medesimo, composto di tre numeri, e la
dicitura «DOP», oltre a due piccoli ovali e due piccoli cerchi che
interrompono ciascuno una losanga tratteggiata, posti rispettivamente
sopra e sotto e a destra e sinistra del numero di matricola; in basso
alla sinistra del quadrifoglio figura il bollo CE, che identifica, ai
fini sanitari, lo stabilimento di produzione, mentre sulla destra del
quadrifoglio, sotto allo spazio riservato all'apposizione del marchio
a fuoco GRANA PADANO, compare l'indicazione del mese e dell'anno di
produzione, rispettivamente con tre lettere e due cifre. Quanto
descritto e qui di seguito riprodotto si riferisce all'effetto finale
sul formaggio, ma si precisa che nelle fascere l'ordine degli
elementi citati appare invertito, ovvero il bollo CE figura alla
destra del quadrifoglio e lo spazio per il marchio a fuoco e
l'indicazione del mese ed anno di produzione si trovano alla sinistra
del quadrifoglio medesimo.

Parte di provvedimento in formato grafico

sviluppo in piano dell'effetto finale sul formaggio:

Parte di provvedimento in formato grafico

2 - della tipologia TRENTINGRANA
Unicamente per il GRANA PADANO D.O.P. prodotto nella Provincia
autonoma di Trento, nonche' nell'intero territorio amministrativo dei
comuni della provincia autonoma di Bolzano indicati all'art. 3, e a
condizione che nella produzione sia impiegato latte proveniente dagli
allevamenti di vacche lattifere che insistono nelle vallate alpine
del territorio medesimo, alimentate con foraggi con esclusione, per
tutto l'anno, di insilati di ogni tipo, e' consentito riportare i
contrassegni di seguito descritti e riprodotti.
Le specifiche fasce marchianti previste per la tipologia
TRENTINGRANA come sopra individuata si compongono di una fila in alto
e una in basso di losanghe romboidali tratteggiate attraversate dalla
parola «TRENTINO», scritta in caratteri maiuscoli e leggermente
inclinati verso destra e tratteggiati; nella parte centrale, fra le
forme stilizzate di alcune montagne, si leggono le parole «TRENTINO»
scritte bifrontali; al centro figura un quadrifoglio, che riporta al
suo interno, dall'alto in basso, le due lettere «TN» in carattere
maiuscolo, sigla della provincia di Trento nella quale e' situato il
caseificio produttore, il numero di matricola del caseificio
medesimo, composto di tre numeri, e la dicitura «DOP», oltre a due
piccoli ovali e due piccoli cerchi posti rispettivamente sopra e
sotto e a destra e sinistra del numero di matricola; in basso alla
sinistra del quadrifoglio figura il bollo CE, che identifica, ai fini
sanitari, lo stabilimento di produzione, mentre sulla destra del
quadrifoglio, sotto allo spazio riservato all'apposizione del marchio
a fuoco GRANA PADANO, compare l'indicazione del mese e dell'anno di
produzione, rispettivamente con tre lettere e due cifre. Quanto
descritto e qui di seguito riprodotto si riferisce all'effetto finale
sul formaggio, ma si precisa che nelle fascere l'ordine degli
elementi citati appare invertito, ovvero il bollo CE figura alla
destra del quadrifoglio e lo spazio per il marchio a fuoco e
l'indicazione del mese ed anno di produzione si trovano alla sinistra
del quadrifoglio medesimo.

Parte di provvedimento in formato grafico

sviluppo in piano dell'effetto finale sul formaggio:

Parte di provvedimento in formato grafico

L'azione identificativa dell'origine da parte delle fasce
marchianti e' integrata con l'apposizione di una placca di caseina,
recante la scritta «GRANA PADANO», l'anno di produzione e un codice
alfanumerico, che identifica in maniera univoca ogni singola forma,
al fine di garantire in modo esatto la tracciabilita' del prodotto.
Il formaggio «Grana Padano» stagionato per almeno 20 mesi dalla
formatura all'interno della zona di produzione e che presenti le
caratteristiche qualitative sottoriportate, puo' essere individuato
come «RISERVA»:
scelto sperlato;
pasta a grana evidente con chiara struttura radiale a scaglia;
colore omogeneo bianco o paglierino;
assenza di odori anomali;
sapore fragrante e delicato.
L'appartenenza alla categoria «Grana Padano» RISERVA viene
sancita da un secondo marchio a fuoco, apposto sullo scalzo delle
forme a richiesta degli operatori, con le stesse modalita' previste
per l'apposizione del marchio D.O.P.
Il marchio in questione e' costituito da un disegno circolare,
attraversato trasversalmente al centro da una grande fascia
delimitata da una striscia superiore e da una striscia inferiore
parallele; nel centro della fascia e' iscritta la parola «RISERVA»,
in carattere maiuscolo. Dentro la lunetta superiore sono iscritti la
parola «OLTRE», in carattere maiuscolo, e il numero «20», mentre
dentro quella inferiore e' iscritta la parola «MESI», sempre in
carattere maiuscolo.
La riproduzione del marchio a fuoco in questione e' la seguente:

Parte di provvedimento in formato grafico

Il marchio viene apposto in prossimita' del quadrifoglio, dalla
parte opposta a quella dove gia' figura il marchio a fuoco GRANA
PADANO.
B) SULLE CONFEZIONI
Il formaggio confezionato dai confezionatori autorizzati deve
riportare sulle confezioni il logo GRANA PADANO.
Nella riproduzione sulle confezioni, il contrassegno ufficiale
attestante il possesso dei requisiti che legittimano l'uso della
denominazione di origine protetta GRANA PADANO, cosi' come descritto
all'inizio del presente articolo, insiste su uno sfondo di colore
pantone 109 c di forma corrispondente ma leggermente piu' ampio del
tratto per il nero.
I parametri per riprodurre il logo sulle confezioni sono i
seguenti:

Parte di provvedimento in formato grafico

Le confezioni contenenti formaggio Grana Padano DOP rientranti
nella specifica tipologia TRENTINGRANA come sopra individuata, cioe'
ottenuto da forme contraddistinte dalle specifiche fasce marchianti
previste per detta tipologia, saranno caratterizzate dalla seguente
riproduzione sui materiali di confezionamento e nel materiale
pubblicitario relativo:

Parte di provvedimento in formato grafico

Per quanto riguarda il prodotto confezionato, previo accertamento
dei requisiti di qualita' mediante l'espertizzazione, sono previste
le seguenti ulteriori categorie di prodotto: il «Grana Padano» OLTRE
16 MESI e il «Grana Padano» RISERVA.
Sulle confezioni contenenti il formaggio rientrante nella
categoria «Grana Padano» OLTRE 16 MESI, il logo GRANA PADANO come
sopra descritto e' completato dalla specifica «OLTRE 16 MESI»,
disposta su una sola riga e realizzata in carattere nero e su sfondo
giallo pantone 109 c, con le parole «OLTRE» e «MESI», in carattere
maiuscolo, poste fra due strisce parallele una sopra e una sotto le
parole medesime. I parametri per riprodurre il logo in questione
sulle confezioni sono i seguenti:

Parte di provvedimento in formato grafico

Sulle confezioni contenenti il formaggio rientrante nella
categoria «Grana Padano» RISERVA, oltre al logo GRANA PADANO come
sopra descritto, compare la riproduzione del marchio a fuoco RISERVA.
Il logo in questione risulta cosi' composto: disegno circolare,
attraversato trasversalmente al centro da una grande fascia
delimitata da una striscia superiore e da una striscia inferiore
parallele; nel centro della fascia e' iscritta la parola «RISERVA»,
in carattere maiuscolo. Dentro la lunetta superiore sono iscritti la
parola «OLTRE», in carattere maiuscolo, e il numero «20», mentre
dentro quella inferiore e' iscritta la parola «MESI», sempre in
carattere maiuscolo.
Il disegno in questione e' realizzato in colore giallo pantone
109 c ed insiste su uno sfondo di colore nero di forma corrispondente
ma leggermente piu' ampio del tratto per il giallo.
I parametri per riprodurre il logo in questione sulle confezioni
sono i seguenti:

Parte di provvedimento in formato grafico

Fermo restando che per le categorie espressamente previste dal
disciplinare («Oltre 16 Mesi» e «RISERVA-Oltre 20 Mesi») occorrera'
attenersi ai loghi ad esse rispettivamente associati sopra riportati,
e' consentita la possibilita' di indicare sulle confezioni - su base
volontaria - anche stagionature diverse da quelle proprie delle due
categorie in questione. Tuttavia tale indicazione deve essere fatta
in modo tale da non ingenerare l'erroneo convincimento che si tratti
di un'ulteriore categoria di prodotto prevista e canonizzata nel
disciplinare.
Pertanto, per esigenze di chiarezza e per non ingenerare equivoci
fra categorie ufficiali e indicazioni aggiuntive volontarie per
fornire al consumatore un'informazione piu' precisa e puntuale, non
sara' consentito evidenziare stagionature di 16 mesi e 20 mesi se non
tramite riproduzione dei due specifici loghi di cui sopra, mentre le
indicazioni di stagionature diverse (ad esempio «Stagionatura 12
mesi», «Stagionatura 14 mesi», «Stagionatura 18 mesi» o simili)
saranno consentite purche' con caratteri, colori, dimensioni e
localizzazione sulla confezione distinte da quelli propri della DOP
Grana Padano.

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Dop e Igp d'Italia

 

Tutte le novità sui prodotti italiani tutelati

 
Disciplinari : Novità

 

MOSTRE FIERE EVENTI DEL VINO

 

Pane di Matera Igp

07.02.2018

Modifica del disciplinare di produzione della denominazione «Pane di Matera», registrata in qualita' di indicazione geografica protetta in forza al regolamento (CE) n. 160 del 21 febbraio 2008.

Colli Trevigiani Igt

16.01.2018

All'art. 2, comma 3, del disciplinare di produzione dei vini a indicazione geografica tipica «Colli Trevigiani», cosi' come da ultimo modificato con il decreto ministeriale 7 marzo 2014 richiamato in premessa e con la modifica autorizzata in via transitoria ai sensi del decreto ministeriale 19 luglio 2017 richiamato in premessa, e' inserita la tipologia di vino riferita al vitigno «Chardonnay»

Gambellara Doc

16.01.2018

All'art. 5 del disciplinare di produzione dei vini a denominazione di origine controllata «Gambellara», cosi' come da ultimo modificato con il decreto ministeriale 13 ottobre 2014 e' inserito, dopo il sesto comma, il comma: «Per la produzione della tipologia Gambellara Classico Vin Santo, la resa massima delle uve in vino finito non deve superare il 40%.».

Lenticchia di Altamura riconoscimento

12.01.2018

Iscrizione della denominazione «Lenticchia di Altamura» nel registro delle denominazioni di origine protette e delle indicazioni geografiche protette.

Tutela altri prodotti

08.01.2018

Novita : Consorzio Asparago di Bassano - Filiera ortofrutticoli e cereali non trasformati

Aceto Balsamico di Modena

04.01.2018

Proposta di modifica del disciplinare di produzione della indicazione geografica protetta «Aceto Balsamico di Modena».

Amatriciana Tradizionale

22.12.2017

Il Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali esaminata la domanda intesa ad ottenere la protezione della denominazione «Amatriciana Tradizionale» come specialita' tradizionale garantita, ai sensi del regolamento (UE) n. 1151/2012 del Parlamento e del Consiglio del 21 novembre 2012, presentata dall'Associazione per la promozione del riconoscimento STG della salsa all'Amatriciana esprime parere favorevole sulla stessa e sulla proposta di disciplinare di produzione

Schüttelbrot Alto Adige

22.12.2017

Il Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali esaminata la domanda intesa ad ottenere la protezione della denominazione «Südtiroler Schüttelbrot»/«Schüttelbrot Alto Adige» come indicazione geografica protetta, ai sensi del regolamento (UE) n. 1151/2012 del Parlamento e del Consiglio del 21 novembre 2012, presentata dall'Associazione Südtiroler Schüttelbrot IGP ed acquisito inoltre il parere della Provincia autonoma di Bolzano, esprime parere favorevole sulla stessa e sulla proposta di disciplinare di produzione

Proposte di riconoscimento

22.12.2017

PROPOSTE DI RICONOSCIMENTO DELLE DOP - IGP - STG ITALIANE

Provola dei Nebrodi

22.12.2017

Il Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali esaminata la domanda intesa ad ottenere la protezione della denominazione «Provola dei Nebrodi» come denominazione d'origine protetta, ai sensi del regolamento (UE) n. 1151/2012 del Parlamento e del Consiglio del 21 novembre 2012, presentata dal Consorzio del formaggio Provola dei Nebrodi ed acquisito inoltre il parere della Regione Siciliana, esprime parere favorevole sulla stessa e sulla proposta di disciplinare di produzione

Montecucco Sangiovese DOCG

21.12.2017

Modifica disciplinare di produzione Montecucco Sangiovese DOCG :Il vino a denominazione di origine controllata e garantita 'Montecucco Sangiovese' non puo' essere immesso al consumo prima del 1° aprile del secondo anno successivo a quello di produzione delle uve, fermo restando il periodo di invecchiamento obbligatorio minimo di dodici mesi in contenitori di legno

Tutti i prodotti tutelati

20.12.2017

Lenticchia di Altamura I.G.P. è stata aggiunta come appartenente a Ortofrutticoli e cereali. Reg. UE n. 2362 del 05.12.17 GUUE L 337 del 19.12.17 Regioni Puglia, Basilicata - Provincie Bari, Barletta-Andria-Trani, Matera. Potenza- Elenco delle denominazioni italiane, iscritte nel Registro delle denominazioni di origine protette, delle indicazioni geografiche protette e delle specialità tradizionali garantite aggiornato al 10/11/17

Protezione transitoria

17.12.2017

Modifica al decreto 11 luglio 2016 relativo alla protezione transitoria accordata a livello nazionale alla denominazione Marrone di Serino per la quale e' stata inviata istanza alla Commissione europea per la registrazione come indicazione geografica protetta.

Modifiche minori

17.12.2017

Modifica minore del disciplinare di produzione della denominazione «Finocchiona» registrata in qualita' di indicazione geografica protetta in forza al regolamento (UE) n. 629 del 22 aprile 2015.

Modifiche

17.12.2017

Modifica temporanea del disciplinare di produzione della Indicazione geografica protetta «Prosciutto di Norcia» ai sensi dell'art. 6, paragrafo 3 del regolamento (UE) n. 664/2013. 

Limiti componenti vini

11.12.2017

Viene ritenuto necessario procedere alla revisione delle sostanze, dei componenti dei vini e dei relativi limiti di cui al citato decreto 29 dicembre 1986, anche in relazione alle sostanze, ai componenti dei vini ed ai relativi limiti già riportati nella citata legge n. 238/2016 e nella pertinente normativa dell’Unione europea

Tutela Vini

09.12.2017

Aggiunto il Consorzio volontario per la tutela e la valorizzazione dei vini a DOC Malvasia di Bosa

Pubblico accertamento

05.12.2017

Provola dei Nebrodi. Riunioni Pubblico Accertamento Disciplinari DOP e IGP

Enologia

01.12.2017

Lunedì 4 dicembre 2017 dalle ore 15.00 presso l’Azienda Agricola Camillo Montori si svolgerà la Giornata di Studio dal titolo Ricerca e innovazione per la sostenibilità della Viticoltura da vino di qualità. L’evento, promosso dalla cattedra di Agronomia del Corso di Laurea in Viticoltura ed Enologia e dal Master Agricoltura di Precisione, è organizzato congiuntamente all’Accademia Italiana della Vite e del Vino, il Consiglio nazionale delle ricerche e il Consiglio per la ricerca in agricoltura e l’analisi dell’economia agraria.

Modifiche temporanee

27.11.2017

Modifica del disciplinare di produzione della denominazione "Prosciutto di Norcia" Igp

Vini Premiati a Vins Extremes 2017

25.11.2017

TUTTE LE CANTINE PREMIATE. Vins Extremes 2017 è un Concorso unico al mondo, specificamente dedicato a vini prodotti in contesti particolari, definiti per l’appunto eroici: vigneti allevati ad almeno 500 metri di altitudine, oppure situati su terreni con una pendenza pari o superiore al 30%, terrazzati e delle piccole isole.

Pecorino Monte Poro

22.11.2017

Proposta di riconoscimento della denominazione di origine protetta «Pecorino del Monte Poro»

Pecorino Monte Poro

22.11.2017

Proposta di riconoscimento della denominazione di origine protetta «Pecorino del Monte Poro»

Vini Alto Adige premiati

22.11.2017

I vini altoatesini: al top nelle guide internazionali con riconoscimenti e premi a bianchi e rossi DOC

Proposte di modifica

08.11.2017

Proposta di modifica del disciplinare di produzione della denominazione di origine controllata dei vini Torgiano

Sannio Consorzio Tutela

07.11.2017

Alla scoperta dei vini del Sannio in Usa, Cina, Svizzera e Norvegia con i vini a Denominazione di Origine e gli spumanti prodotti dalle aziende aderenti al Consorzio protagonisti di una missione in Cina, a Pechino e ad Hong Kong, per partecipare ad eventi indirizzati soprattutto al canale Horeca.

Top 100 Cellar Selections

06.11.2017

Tutti i vini italiani premiati in TOP 100 CELLAR SELECTIONS 2017. Musella 2010 Riserva (Amarone della Valpolicella), Marchesi Antinori 2013 Tignanello Rosso, Fontodi 2013 Vigna del Sorbo Gran Selezione..

Calice d'oro 2017 i vincitori

06.11.2017

Il trofeo “Calice d’Oro dell’Alto Piemonte 2017” viene assegnato al vino di ogni categoria che ha ottenuto il miglior punteggio, purché raggiunto il minimo di 85 centesimi in base al metodo di valutazione Union Internationale des Oenologues, mentre il diploma di merito viene attribuito a tutti i vini che hanno raggiunto o superato il punteggio di 80 centesimi.

Nuovi vitigni

05.11.2017

Modifica all'allegato 1 del decreto 7 maggio 2004, in materia di registro nazionale delle varieta' di viti.

Bibenda 2018

30.10.2017

Tutte le novità 2018 nella Guida Bibenda. Elenco completo dei cinque grappoli 2018

Prodotti dop igp stg

26.10.2017

Prodotti dop igt stgElenco delle denominazioni italiane, iscritte nel Registro delle denominazioni di origine protette, delle indicazioni geografiche protette e delle specialità tradizionali garantite (Regolamento UE n. 1151/2012 del Parlamento europeo e del Consiglio del 21 novembre 2012) aggiornato al 24 ottobre 2017

Super tre stelle 2018 di Veronelli

24.10.2017

Le super tre stelle assegnate dalla Guida di Veronelli 2018. Il punteggio delle aziende premiate deve essere non inferiore ai 94/100

Sono 36 i prodotti PAT della Valle d'Aosta

23.10.2017

Le novità riguardano in particolare i prodotti da forno, quali il Creichen, la Flantse, il Mécoulén, la Piata di Issogne e la scheda del Pan ner, nella quale è prevista la modifica della percentuale di segale utilizzata nell’impasto (da un minimo del 60% a un minimo del 30%) e l’aggiunta del nome in italiano alla denominazione Pan ner-Pane nero.

I premi 2018 del Soave

23.10.2017

Le aziende del Soave e Recioto di Soave che hanno ottenuto importanti riconoscimenti nelle guide 2018

Consorzi tutela

21.10.2017

Elenco completo dei Consorzi di tutela autorizzati alla promozione, valorizzazione e tutela dei prodotti agro alimentari con appositi Decreti Ministeriali. Indirizzi, filiera, pubblicazione in Gazzetta Ufficiale

 

Parole importanti

STG 

Visita le cantine Docg della Val Vibrata

Ultimi aggiornamenti:

26.09.2018

Alto Mincio Igt

 

La zona di produzione delle uve per l’ottenimento dei mosti e dei vini atti a essere designati con
l’indicazione geografica tipica “Alto Mincio” comprende l’area collinare riguardante in tutto o in parte il territorio amministrativo dei comuni di: Castiglione delle Stiviere, Cavriana, Monzambano, Ponti sul Mincio, Solferino e Volta Mantovana, in provincia di Mantova.

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26.09.2018

Alto Livenza Igt

 

La zona di produzione delle uve atte a produrre i vini della indicazione geografica «Alto Livenza» coincide con l'intero territorio amministrativo dei comuni di: Cordignano, Orsago, Gaiarine, Portobuffolé, Gorgo al Monticano, Mansué, Motta di Livenza e Meduna di Livenza in provincia di Treviso e dei comuni di: Brugnera, Caneva, Fontanafredda, Pasiano di Pordenone, Polcenigo, Prati e Sacile, in provincia di Pordenone.

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26.09.2018

Alta Valle della Greve Igt

 

La zona di produzione delle uve per l'ottenimento dei mosti e dei vini atti ad essere designati
con la indicazione geografica tipica "Alta Valle della Greve" ricadente nella provincia di Firenze

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26.09.2018

Allerona Igt

 

La zona di produzione delle uve per l’ottenimento dei mosti e dei vini atti ad essere designati con la
IGT “Allerona” comprende l’intero territorio amministrativo dei comuni di: Allerona, Castelviscardo e Castelgiorgio in provincia di Terni.

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16.09.2018

Pentro di Isernia o Pentro Doc

 

La zona di produzione delle uve destinate alla produzione dei vini a Denominazione di Origine Controllata “Pentro di Isernia” o “Pentro” comprende, in provincia di Isernia, i comuni di: Agnone, Belmonte del Sannio, Castelverrino, Colli a Volturno, Fornelli, Isernia, Longano, Macchia d’Isernia, Miranda, Montaquila, Monteroduni, Pesche, Pietrabbondante, Poggio Sannita, Pozzilli, Sant’Agapito, Venafro.

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14.02.2018

Penisola Sorrentina Doc

La zona di produzione delle uve destinate alla produzione dei vini a DOC “Penisola Sorrentina” comprende l’intero territorio dei comuni di: Gragnano Pimonte Lettere Casola di Napoli Sorrento Piano di Sorrento Meta Sant'Angelo Massa Lubrense Vico Equense Agerola E parte del territorio dei comuni di:Sant'Antonio Abate Castellamare di Stabia Tutti in provincia di Napoli.

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14.02.2018

Parrina Doc

Le uve devono essere prodotte nella zona di produzione che comprende parte del territorio comunale di Orbetello.

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14.02.2018

Pantelleria Doc

La zona di provenienza delle uve atte alla produzione dei vini a Denominazione d'Origine Controllata "Pantelleria" comprende l’intero territorio dell’isola di Pantelleria, in provincia di Trapani.

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25.01.2018

Ostuni Doc

Le uve devono essere prodotte nella zona che comprende tutto il territorio comunale di Ostuni Carovigno San Vito dei Normanni San Michele Salentino e in parte il territorio di: Latiano Ceglie Messapico Brindisi tutti in provincia di Brindisi.

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21.01.2018

Orvieto Doc

Le uve destinate alla, produzione dei vini “Orvieto” devono essere prodotte nella zona che comprende, in tutto o in parte, i territori amministrativi dei seguenti comuni: Orvieto, Allerona, Alviano, Baschi, Castel Giorgio, Castel Viscardo, Ficulle, Guardea, Montecchio, Fabro, Montegabbione, Monteleone d’Orvieto, Porano in provincia di Terni e Castiglione in Teverina, Civitella D’Agliano, Graffignano, Lubriano, Bagnoregio in provincia di Viterbo.

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21.01.2018

Ortrugo dei Colli Piacentini o Ortrugo – Colli Piacentini Doc

La zona di produzione delle uve idonee alla produzione del vino a denominazione di origine controllata “Ortrugo dei Colli Piacentini” o “Ortrugo – Colli Piacentini”, comprende il territorio a vocazione viticola delle colline piacentine ed include, in provincia di Piacenza, l’intero territorio amministrativo di: Caminata (escluso le isole amministrative in provincia di Pavia), Nibbiano,

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20.01.2018

Ortona Doc

La zona di produzione dei vini a Denominazione di Origine Controllata “Ortona” comprende l’intero territorio amministrativo del Comune di Ortona, in provincia di Chieti.

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I disciplinari dei vini italiani e degli alimenti tutelati

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